TUTTAPAG.
 
 
Questa mia re­la­zio­ne ha lo scopo chia­ri­fi­ca­re nel tempo certi a­spet­ti ‘tec­ni­ci’, sia me­dia­ni­ci che e­di­to­ria­li, i­ne­ren­ti una te­ma­ti­ca di certo fa­mi­lia­re a poche per­so­ne.
La ratio del mio in­ter­ven­to e­di­to­ria­le potrà forse essere più utile dopo aver sfo­glia­to il PDF con­te­nen­te le 9 LET­TE­RE, sia in I­ta­lia­no (di­spo­ni­bi­li) che in In­gle­se (ancora in re­da­zio­ne, dato l´im­pe­gno no­te­vo­le con il nuovo sito Web e la ri­for­mat­tazione di en­tram­bi per il si­ste­mi di let­tu­ra mobili).

 

la pre­mes­sa

Si è sempre fatto un gran par­la­re del po­ten­zia­le ‘ri­tor­no’ di Gesù il Cristo, forse con­tan­do i secoli che ci se­pa­ravano dalla Sua Pre­sen­za ri­tro­va­ta, ma senza tener conto – o senza sapere e com­pren­de­re – che dopo la sua di­par­ti­ta circa 2000 anni fa, la Sua in­di­vi­dua­li­tà è as­sur­ta a tali al­tez­ze, quale ENTITÀ DI LUCE, da non po­ter­si più per­met­te­re un´ul­te­rio­re re­in­car­na­zio­ne. Significa uno stato di coscienza e potenza vibrazionale al di là di ogni u­ma­na concezione: una LUCE oltre la luce.

Per meglio dire, la strut­tu­ra ma­te­ria­le – il corpo fisico – che do­vreb­be o­spi­tar­lo, non po­treb­be più reg­ge­re il li­vel­lo vi­bratòrio del suo stato e­ner­ge­ti­co at­tua­le. Ciò non ha in­fi­cia­to la Sua ca­pa­ci­tà di ri­e­vo­ca­re l´e­spe­rien­za vis­su­ta al suo tempo e ca­lar­si nella per­so­na­li­tà di Gesù di Na­za­reth, per po­ter­si ancora una volta ri­vol­ge­re agli uomini nel modo più con­ge­nia­le e com­pren­si­bi­le.

Ma è pro­prio con questa rin­no­va­ta po­ten­zia­li­tà – in grado a questo punto di av­vol­ge­re l'intero pia­ne­ta con la forza del Suo Essere, nonché di ma­ni­fe­starsi e co­mu­ni­ca­re con ogni sin­go­lo in­di­vi­duo vo­lon­te­ro­so di ciò – che Egli ci rag­giun­ge con il Suo Af­fla­to In­fi­ni­to ed un am­ma­e­stra­men­to teso a met­ter­ci fi­nal­men­te in guar­dia contro gli im­man­ca­bi­li sa­cri­fi­ci, che at­ten­do­no a un di presso la nostra in­con­trollata ar­ro­gan­za umana.

L´ul­ti­ma delle cose che a­vrem­mo potuto cre­de­re, è che ci a­vreb­be rag­giun­ti via In­ter­net; ma forse sol­tan­to perché la rete è cosa del­l´ul­ti­ma ora ri­spet­to ai tanti secoli tra­scor­si. In fondo, perché no? La mia e­spe­rien­za pro­fes­sio­na­le di pro­gram­ma­zio­ne di com­pu­ters, inin­ter­rot­ta fin dagli anni '80, mi ha por­ta­to solo di re­cen­te alla sco­per­ta di una certa 'spi­ri­tua­li­tà' del mezzo in­for­ma­ti­co, nel mo­men­to stesso in cui ho ac­qui­si­to che la logica è un aspet­to ter­re­no della co­scien­za.
Seb­be­ne ciò possa sor­pren­de­re - di­ver­sa­men­te dalla più dif­fu­sa ac­ce­zio­ne - “spi­ri­tua­le” non de­si­gna qual­co­sa di a­strat­to e vir­tua­le, bensì il più alto li­vel­lo e­ner­ge­ti­co e vi­bra­zio­na­le che sta alla radice dei mol­te­pli­ci piani della realtà, per ultima anche quella tan­gi­bi­le, e dunque della loro in­tel­li­ghen­zia.
Ciò mi ha por­ta­to spesso a pen­sa­re con pro­fon­da con­vin­zio­ne, che uomini po­li­ti­ci e le­gi­sla­tori do­vreb­be­ro ma­tu­ra­re un di­scre­to ti­ro­ci­nio di pro­gram­ma­zio­ne in­for­ma­ti­ca pra­ti­ca, onde e­splo­ra­re, spe­ri­men­ta­re e com­pren­de­re i me­an­dri delle con­nes­sio­ni ra­zio­na­li e fun­zio­na­li, prima di av­ven­tu­rar­si nella for­mu­la­zio­ne di regole di con­dot­ta che troppo spesso si ri­tor­co­no contro chi li per­segue.

per i nuovi arrivati

ser­ven­do­si di una ri­ce­ven­te che Egli chiama il suo ‘re­gi­stra­to­re’
L´Es­se­re di Luce che è in CRISTO - lo stato di  grazia as­so­lu­to, a cui anelano i più alti ini­zia­ti - ha inteso det­ta­re – dopo 2000 anni di quasi si­len­zio dalla sua pre­sen­za sulla Terra – nove lunghe LET­TE­RE al Ge­ne­re umano, af­fin­ché ser­va­no da in­se­gna­men­to e da guida nel cam­mi­no e­vo­lu­ti­vo dei pros­si­mi secoli, con quella ve­ri­di­ci­tà che non ha potuto essere ga­ran­ti­ta e man­te­nu­ta nei Van­ge­li per le ra­gio­ni che Egli stesso ri­e­vo­ca.
Suo Stru­men­to è una donna oggi 95enne, sot­to­po­sta ad un ad­de­stra­men­to di oltre 40 anni, a par­ti­re dalla metà del secolo scorso; la sua mente è stata pu­ri­ficata da ogni sorta di con­di­zio­na­men­to che a­vreb­be potuto in­ter­fe­ri­re con la totale tra­spa­ren­za dei con­te­nu­ti dei mes­sag­gi a lei af­fi­da­ti.

9 LET­TE­RE che con­ten­go­no la Sua Vita, la Sua Verità, la Sua Via, ci for­ni­sco­no della sua reale e­spe­rien­za su questo pia­ne­ta due mil­len­ni or sono det­ta­gli per lo più i­nim­ma­gi­na­bi­li, e perché fal­sa­ti da in­ter­pre­ta­zio­ni sto­rio­grafiche e te­o­lo­gi­che as­sur­de – come Egli rivela una volta per tutte – e perché con­te­nen­ti spie­ga­zio­ni sul­l'o­ri­gi­ne e le mo­da­li­tà della Cre­a­zio­ne e della vita che ne deriva, che ol­tre­pas­sa­no qual­sia­si pre­te­sa scien­ti­sta e tutti i limiti della pos­si­bi­le vi­sio­ne uma­na più a­van­za­ta, an­cor­ché non più il­lu­mi­ni­sta.
La ‘ratio’ di questo rin­no­va­to in­ter­ven­to sulle sorti del­l'Uomo è presto detta: a­iu­tar­lo a com­pren­de­re l'im­por­tan­za as­so­lu­ta di una cor­ret­ta presa di co­scien­za, che gli con­sen­ta di su­pe­ra­re po­si­ti­va­men­te l'arduo pas­sag­gio epo­ca­le ed e­ner­ge­ti­co che sta [leggi: stiamo] per af­fron­tare; senza la quale si de­li­ne­a­no ve­ro­si­mil­men­te pre­vi­sio­ni fino al­l'in­com­ben­te au­to­di­stru­zio­ne su scala pla­ne­ta­ria.
E non oc­cor­re certo esser ‘ca­ta­stro­fisti’ per in­trav­vederne i sin­to­mi in ac­cu­mu­lo ogni giorno che passa.

il lato me­dia­ni­co

All´in­ter­no dei do­cu­men­ti – e dalla te­sti­mo­nian­za e­ster­na – è spie­ga­to come questo ap­por­to abbia potuto pren­der forma. Posso solo con­fermarlo a mia volta, per quel che può valere la mia e­spe­rien­za per coloro che nep­pu­re mi co­no­sco­no. I miei primi con­tat­ti con il MA­E­STRO nel corso di questa in­car­na­zio­ne ri­sal­go­no – a co­scien­za certa – agli anni '70 quando, grazie alle ca­pa­ci­tà di uno Stru­men­to-medium (che de­fi­ni­rei u­ni­ver­sa­le, ri­spet­to alla nostra Re­cor­der, nata e pre­pa­ra­ta in e­sclu­si­va) di stra­or­di­na­ria le­va­tu­ra e­ner­ge­ti­ca e spi­ri­tua­le, in­sie­me ad altri com­po­nen­ti un Gruppo di lavoro a porte chiuse  de­sti­na­to alle sorti del pia­ne­ta, en­travamo quasi a­bi­tual­men­te in con­tat­to ver­ba­le più o me­no ser­ra­to, in as­sem­blee bi­set­ti­ma­na­li con Entità di ogni pro­ve­nien­za.
Ram­men­to dei com­men­ti del M. a noi o­pe­ra­to­ri – nel corso di spe­cia­lis­sime oc­ca­sio­ni di in­se­gna­men­to sul­l'arte del gua­ri­re am­ma­la­ti – ri­guar­do alla natura di par­ti­cel­le a­ni­ma­te e micro-entità, più o meno di­spo­ste a col­la­bo­ra­re (più - che +); le quali ar­go­men­ta­zio­ni a quel­l'e­po­ca mi co­glievano un po' di sor­pre­sa, stante l´im­ma­gi­ne di Lui, che la tra­di­zio­ne aveva scol­pi­to nella mia fan­ta­sia fin da bam­bi­no, ed in man­can­za di una e­spo­si­zio­ne in­tro­dut­ti­va si­ste­ma­ti­ca, che di­vie­ne sor­pren­den­te­men­te chiara per tutti oggi tra­mi­te le LET­TE­RE.
I con­cet­ti ap­pli­ca­ti­vi più dif­fu­si in­fat­ti e­ra­no, nella ge­ne­ra­li­tà, in­centrati sul­l'in­ter­ven­to e sul­l'ap­pog­gio di Entità-In­tel­li­gen­ze e­vo­lu­te, e la pro­spet­ti­va del mon­do su­ba­to­mi­co non era u­sual­men­te pra­ti­ca­ta. Al­lor­ché lo Stru­men­to mi passò cifre e for­mu­le nu­me­ri­che di alcune di tali micro-strut­tu­re vitali, spe­cia­lizzate ad in­ter­cet­ta­re de­ter­mi­na­ti di­stur­bi fi­sio­lo­gi­ci, non potevo non pro­va­re un certo stu­po­re e sin­to­nizzarmi a stento con questa sua co­gni­zio­ne, per me ancora ine­spres­sa in e­vi­den­ze con­te­stua­li. In verità l'aveva e­spres­sa fin troppo be­ne, in quel suo ma­sto­don­ti­co rap­por­to sulle o­ri­gi­ni e strut­tu­ra del­l'ap­pa­ra­to spi­ri­tua­le… (da me re­dat­ta de­cen­ni dopo sotto il titolo ICDE) ma non si può sco­pri­re tutto in una volta, e a volte tutto in una vita.

Del MA­E­STRO, di­cia­mo pure che co­no­sce­vo ab­ba­stan­za lo stile da rav­visarlo con suf­fi­cen­te – potrei dire as­so­lu­ta – cer­tez­za; al di là di ul­te­rio­ri con­fer­me che hanno ra­ti­fi­ca­to questo mio lavoro at­tua­le, af­fian­candolo quasi passo per passo.
Non mi spingo oltre, in quanto nes­su­na te­sti­mo­nian­za potrà, né dovrà, so­sti­tu­i­re l´ap­proc­cio di­ret­to di cia­scu­no con la vi­vi­da spe­ri­men­ta­zio­ne per­so­na­le pro­pu­gna­ta in ogni LET­TE­RA; perché so­prat­tut­to qua ed ora, con­ta­no i fatti con­cre­ti mentre sup­po­si­zio­ni e cre­du­li­tà non por­ta­no che ad interrogativi senza risposta.

Ciò pre­mes­so, bi­so­gna pur dire che ri­te­ne­re im­pro­ba­bi­le  una così fatta azione da parte Sua – ossia qual­co­sa che noi fac­cia­mo senza sforzo ogni volta che ab­bia­mo voglia o bi­so­gno di co­mu­ni­ca­re con altri – più che scet­ti­ci­smo denota una buona dose di in­ge­nu­i­tà, meno che in­fan­ti­le.
Piut­to­sto, Egli stesso ha da la­men­ta­re che molti dei suoi ten­ta­ti­vi ed ap­proc­ci presso cer­vel­li umani, prima delle LET­TE­RE, hanno avuto esito de­lu­den­te a causa del­l'umana in­ca­pa­ci­tà a re­cepirli per poi va­lidarli nella pro­pria co­scien­za.

la tra­smis­sio­ne e tra­scri­zio­ne

Non mi pro­pon­go di com­men­ta­re tale evento di per sé stra­or­di­na­rio, benché non del tutto i­nat­te­so per alcuni di noi 'umani'.
Le LET­TE­RE DI CRISTO si com­mentano da sole nei con­te­nu­ti e spie­ga­no alla per­fe­zio­ne de­ter­mi­na­te pre­mes­se a tre­cen­tosessanta gradi.

Mi ac­cin­go invece a chia­ri­re alcuni a­spet­ti della prima ed unica ac­qui­si­zio­ne e ste­su­ra delle LET­TE­RE, poiché se l´ac­qui­si­zio­ne non pre­ve­de va­ria­zio­ni di sorta, la prima ste­su­ra ri­chie­de – ai miei occhi e non sol­tan­to – una di­scre­ta opera di ot­ti­miz­za­zio­ne e re­vi­sio­ne ge­ne­ra­le.
Una ri­fles­sio­ne che fa capo ad almeno due profili e­spe­rien­ziali:

  • spe­ri­men­ta­zio­ni di rap­por­ti me­dia­ni­ci ma­tu­ra­te per anni in seno a quel Gruppo di lavoro er­me­ti­co che ha avuto il pri­vi­le­gio di o­spi­ta­re anche il MA­E­STRO, per quanto at­tie­ne al flusso della co­mu­ni­ca­zio­ne in­ter­na;
  • co­stru­zio­ni in­for­matiche e me­diatiche pra­ti­ca­te da de­cen­ni come pro­fes­sio­ni­sta, sia nel set­to­re e­di­to­ria­le car­ta­ceo che del pu­blishing in­for­ma­ti­co, poi sfo­cia­to nel Web.

Le dif­fi­col­tà di una tale in­tra­pre­sa  da parte del­l'Entità sono e­spli­citate nei testi in varie oc­ca­sio­ni, ma alla fine ri­sul­ta­no più ri­con­du­ci­bili alla nostra in­ca­pa­ci­tà di re­ce­pi­re che non alla Sua a­gi­bi­li­tà nel tra­smet­te­re; non­di­me­no i tempi sono ma­tu­ra­ti al punto da con­sen­ti­re la dif­fu­sio­ne di questo in­ter­ven­to de­ci­si­vo, se non, come pre­mes­so, di ren­der­lo in­di­spen­sa­bi­le.

Chi non è in­te­res­sa­to nell´im­me­dia­to alla doumentazione dei pro­ble­mi dell´e­di­ting – o in­ten­des­se ri­pro­dur­re questo post nel suo blog – può sal­ta­re questo ed i pros­si­mi due pa­ra­gra­fi, pas­san­do al §. l´Invito o, ciò che più conta, sca­ri­can­do e leg­gen­do di­ret­ta­men­te LET­TE­RE.
Se poi vorrà ap­pro­fon­di­re la te­ma­ti­ca degli a­spet­ti tec­ni­co-re­da­zio­na­li potrà sempre farlo con mag­gior in­te­res­se, dopo aver sfo­glia­to il PDF.

Mi limito come os­ser­va­to­re ad e­sa­mi­nar­ne alcune re­la­ti­ve all´i­dio­ma nativo [1], i­ni­zial­men­te a­strat­to, alla sua com­po­si­zio­ne [2] in con­di­zio­ni del tutto ‘spe­cia­li’ ed alle im­man­ca­bi­li con­se­guen­ti tra­du­zio­ni [3] – in I­ta­lia­no, per quanto mi tocca – che ri­chie­do­no una no­zio­ne per nulla scon­ta­ta dei con­cet­ti co­sti­tu­ti­vi.
Quasi ogni pagina è un ma­ni­fe­sto, se non un for­mu­la­rio di al­tis­si­mo im­pe­gno, sul quale non ba­ste­reb­be mai sof­fer­mar­si a me­di­ta­re per ga­ran­ti­re le parole a­de­gua­te alla tra­du­zio­ne, e prima ancora al­l'in­ter­pre­ta­zio­ne di quanto det­ta­to nel­l'in­ter­val­lo tempo di­spo­ni­bi­le al con­tat­to. Dall´al­tro canto, più sem­pli­ce è la tra­spo­si­zio­ne dei con­cet­ti, più è facile la­sciar­li sci­vo­la­re nel­l'u­ni­for­mi­tà di una di­men­sio­ne, la nostra, che non tiene conto del fatto che di di­men­sio­ni ve ne sono ben più di tre!

Mi sono presto ac­cor­to – o sono stato in­dot­to a pren­der­ne atto… – che que­sto lavoro ne­ces­sitava di un´im­pe­gna­ta ot­ti­miz­za­zio­ne alla luce di en­tram­bi quei profili: te­nen­do conto cioè [1] del ri­go­ro­so bi­na­rio della tra­smis­sio­ne me­dia­ni­ca e [2] delle e­si­gen­ze [visive] di ogni de­sti­na­ta­rio dei con­te­nu­ti; due fun­zio­ni, che non ten­do­no fa­cil­men­te ad in­te­grar­si in un flusso unico, stante il di­va­rio tra ca­na­liz­za­zio­ne e con­ver­sio­ne in scrit­tu­ra, pres­so­ché si­mul­ta­nee. A ciò si ag­giun­go­no i lavori di tra­du­zio­ne, per i quali chi con­ver­te il testo non gode con la mente e la co­scien­za della pre­sen­za di­ret­ta di quell´E­MIT­TEN­TE e dun­que do­vrà im­pe­gnar­si al mas­si­mo, o anche di più, per in­ter­pre­ta­re ogni parola; ed è in­cre­di­bi­le quanti si­gni­fi­ca­ti possa as­som­ma­re la più breve delle frasi, spe­cial­men­te in pre­sen­za di con­te­nu­ti del più pro­fon­do li­vel­lo er­me­ti­co. Non sono rari lemmi che a po­ste­rio­ri as­su­mo­no si­gni­fi­ca­ti ad­di­rit­tu­ra con­trad­dit­to­ri (segue un e­sem­pio).

Un primo ap­proc­cio a­vreb­be resa ne­ces­sa­ria la re­vi­sio­ne let­te­ra­le di ogni frase, parola, con­cet­to, per ren­de­re al mas­si­mo il suo peso e la cor­re­la­zio­ne al con­te­nu­to o­ri­gi­na­le, ri­spet­tan­do fin dove con­sen­ti­to dal lin­guag­gio la vo­lon­tà di e­spres­sio­ne del M.
Deve proprio es­se­re così com­pli­ca­to?
le cir­co­stan­ze di ap­pog­gio me­dia­ni­co di al­tis­si­mo li­vel­lo – dunque esente da in­ter­fe­ren­ze e cer­ti­fi­ca­to, di­rem­mo nel ger­go cor­ren­te – non e­sclu­de di­spa­ri­tà tra la co­mu­ni­ca­zio­ne e la messa a punto di con­cet­ti che, se da un lato sono già fo­ca­lizzati e bril­lan­ti più di quanto la co­mu­ne i­de­a­zio­ne umana con­sen­ti­reb­be (in questo senso, il lavoro dello Stru­men­to è ben più di­ret­to e meno la­bo­rio­so del mio), dal­l'altro deb­bo­no fare i conti come ho ac­cen­na­to con la ste­su­ra, la pa­dro­nan­za del lin­guag­gio e­spo­si­ti­vo nel tener conto di chi leg­ge­rà – con tutte le ri­pe­ti­zio­ni che fa­ci­li­ta­no l´im­me­dia­tez­za nello scri­ve­re, ma au­to­ma­tizzano la let­tu­ra – l´a­do­zio­ne in parole “og­get­ti­ve” che, in­sie­me ai ter­mi­ni spe­ci­fi­ci co­nia­ti dal­l'ALTO e tra­dot­ti alla nostra volta – nonché ri-tra­dot­ti a nostra volta in al­tre lingue – sono de­sti­na­te a co­sti­tu­i­re il ter­re­no di fondo in cui detti ter­mi­ni po­tran­no ger­mo­glia­re e frut­ti­fi­ca­re nel pen­sie­ro di coloro che ri­cer­ca­no, raf­for­zan­do­lo; quanto meno, de­sti­na­te a con­ser­var­si nel tempo ed ad aiutar a com­pren­dere.

In se­con­do luogo, ri­con­ver­sio­ne di un testo di prima ma­nie­ra, che da tec­ni­co  tende ad essere un po' ostico, in testo scor­re­vo­le in cui l´al­ter­nar­si di de­scri­zio­ni, con­cet­ti e ter­mi­ni fosse as­si­mi­la­bi­le al meglio nella nostra lingua. Si medita più a­ge­vol­men­te e a fondo su un´e­spo­si­zio­ne fluida, così come si ma­sti­ca e si in­ghotte più vo­len­tie­ri e poi si di­ge­ri­sce meglio un boc­co­ne sa­po­ri­to, de­sti­na­to a nu­tri­re.
Come per la buona cucina, a tale esito con­cor­re ogni in­gre­dien­te re­da­zio­na­le so­prat­tut­to in un caso come questo, in cui di tutto si può par­la­re tranne che di let­te­ra­tu­ra e sem­pli­ce let­tu­ra.
Ogni frase può con­te­ne­re una "parola chiave" pur sem­pli­ce, ma che con il tempo sarà come un lie­vi­to.
D'altra parte, ter­mi­ni ri­cor­ren­ti come ‘draw’ as­sommano il più ampio ven­ta­glio di si­gni­fi­ca­ti per lo più com­ple­men­ta­ri, quasi po­liedrici, tal­vol­ta però con­tra­stan­ti tra i quali bi­so­gna sce­glie­re e la scelta non è sempre scon­ta­ta, poiché tale gamma, pur si­gni­fi­ca­tiva nel suo in­sie­me, non indica l'in­ten­di­men­to pre­ci­so della scri­ven­te, come fa­reb­be un lemma u­ni­vo­co; un po' meno im­ba­raz­zan­ti i casi di vo­ca­bo­li ac­codati o con­ca­te­na­ti, re­can­ti tra­du­zio­ne uguale, ma che in ogni caso vanno di­stin­ti, poiché sono stati pro­nun­cia­ti. Mi pare co­mun­que che la lingua In­gle­se tragga con­si­de­re­vo­le van­tag­gio da tali im­pli­ca­zio­ni, che la­scia­no adito ad e­spres­sio­ni-in­ter­pre­ta­zio­ni di più ampia vi­sio­ne (ma non a­iu­ta­no le tra­du­zio­ni).

Un caso a sé è co­sti­tu­i­to da so­lu­zio­ni del tutto spe­cia­li, tra cui merita citare al­me­no ‘I’ness, i­ne­si­sten­te sui di­zio­na­ri da me con­sul­ta­ti e vir­tual­men­te in­tra­du­ci­bi­le, se non come ‘senso del­l'Io’.

selfish adj. concerned chiefly or only with yourself
"Selfish men were... trying to make capital for them­selves out of the sacred cause of civil rights"-
Maria Weston Chapman
da Softbear Pardon
Sono anzi più d´uno i vo­ca­bo­li di specie: egoism, selfishness, ma non im­pie­ga­ti nel con­te­sto in cui se ne è vo­lu­ta­men­te ideato uno di­ver­so, il che a mag­gior ra­gio­ne non san­ci­sce la tra­du­zio­ne sud­det­ta come ideale.
Forse, con­si­de­ran­do ad es. il ter­mi­ne: affari, da cui ‘affar-ismo’, ‘affar-ista’, o ‘appare’ da cui ‘appar-enza’ si po­treb­be o do­vreb­be ren­de­re ‘I’ness come ‘Io-ismo’ o ‘Io-enza’ o magari ‘I-ezza’, tutti co­mun­que con suoni assai i­nu­si­ta­ti.
Per quanto mi ri­guar­da è già fin troppa l´in­tro­du­zio­ne nell´uso comune del ter­mi­ne ‘egoico’ (che mi guardo bene dall´u­sa­re), cer­ta­men­te ad opera di psi­co­lo­gi, anche se non credo di veri let­te­ra­ti. Ve­dia­mo bene il ter­mi­ne:
e­go­cen­tri­smo
-Gram­ma­ti­ca : so­stan­ti­vo ma­schi­le
De­fi­ni­zio­ne :
Ten­den­za a ri­con­dur­re e su­bor­di­na­re al pro­prio io la realtà nei suoi a­spet­ti gno­se­o­lo­gi­co-me­ta­fi­si­co (so­lip­si­smo), psi­co­lo­gi­co (e­go­ti­smo), etico (e­go­i­smo); com., l'at­teg­gia­men­to di chi ri­fe­ri­sce tutto al pro­prio io, pre­scin­den­do dal­l'e­si­sten­za di altri punti di vista e di ri­fe­ri­men­to.
E­ti­mo­lo­gia :
De­ri­va­to di e­go­cen­tri­co.
(c)1990, Casa Editrice Felice Le Monnier S.p.A., Firenze

Quindi mi ac­con­ten­to di ‘senso del­l'Io’, non senza ri­co­no­sce­re all´In­se­gna­men­to del M. che il ter­mi­ne E­go­i­smo chiude per­fet­ta­mente il cer­chio del suo si­gni­fi­ca­to ve­ri­tie­ro, ma solo ad uno sguar­do il­lu­mi­na­to, data una tim­bri­ca, o una co­lo­ra­zio­ne ormai ri­go­ro­se, che e­sclu­do­no ogni ac­cen­to be­ne­vo­lo nel pro­nun­ciar­lo.

Di ‘ALLNESS & WHOLENESS’ ho tro­va­to ri­scon­tro solo al se­con­do, ma ap­pa­ri­va e­vi­den­te il ri­fe­ri­men­to all´a­stra­zio­ne de ‘IL TUTTO’ nella sua pur cir­co­scrit­ta tra­du­zio­ne in ‘TO­TA­LI­TÀ et  IN­TE­GRI­TÀ’ ( “…della CO­SCIEN­ZA DIVINA” - Lett. 6, pag. 206)

Con­cor­ro­no la ve­ri­fi­ca di pun­teg­gia­tu­ra, in­ter­pun­zio­ne e la mas­si­ma cor­ret­tez­za e­ti­mo­lo­gi­ca e se­man­ti­ca.

Last but not least il for­ma­to e­di­to­ria­le, for­za­ta­men­te ri­stret­to e non sempre ot­ti­ma­le in prima bat­tu­ta con stru­men­ti in­for­ma­ti­ci di almeno un de­cen­nio fa ed una pre­pa­ra­zio­ne tec­ni­ca non de­di­ca­ta a priori; che in so­stan­za ne­ces­sitava di una mag­gior cura ed at­tua­zio­ne in uno stadio suc­ces­si­vo quanto a tra­smis­si­bi­li­tà, vi­si­bi­li­tà e pon­de­ra­bi­li­tà dei vari pe­rio­di, com­po­nen­ti de­scrit­ti­ve ed as­sun­ti.

Com­ple­tan­do la let­tu­ra, questa per­ce­zio­ne si è in­ten­si­fi­cata fino ad ap­pro­da­re ad una netta vi­sio­ne delle cose. Ho ri­te­nu­to di poter in­ter­ve­ni­re; ho con­tat­ta­to il Quar­tier Ge­ne­ra­le; poi ho ot­te­nu­to l´ap­pro­va­zio­ne del M. ed ho pro­ce­du­to tout court.

l´impegno editoriale

Mentre ma­ni­polavo la di­spo­si­zio­ne dei testi ed il layout, mi rendevo subito conto e ra­gio­ne del fatto che quegli enun­cia­ti e­splo­devano sugli scher­mi e nelle ta­stie­re (non ba­sta­va un solo com­pu­ter per un´e­la­bo­ra­zio­ne finita, con tutti i dovuti con­trol­li e raf­fron­ti lin­gui­sti­ci) tanto da render solida l´im­pres­sio­ne che molto passi delle LET­TE­RE sa­reb­be­ro stati meglio scol­pi­ti su una parete di pietra , per poter essere de­bi­ta­men­te con­tem­pla­ti nei de­cen­ni a venire.
Ogni pe­rio­do, ogni frase ri­chie­de di es­se­re e­vi­denziata, se non almeno en­fa­tizzata.
Non si tratta di nor­ma­li Let­te­re piane: sono di­scor­si, con­fe­ren­ze, titoli e le­zio­ni af­fian­ca­te da im­man­ca­bi­li volute ri­pe­ti­zio­ni e rac­co­man­da­zio­ni.
p.s. - me ne renderò meglio con­to pubblicando dei tweets con brani delle Lettere illustrati, per come evidenziano dei passi tra i più indicativi, restituendo au­to­no­mia a contenuti che, fi­sio­lo­gi­ca­men­te, scivolano in una lettura continua. Presi sin­go­lar­men­te si impongono come… ‘manifesti’.

Com­pren­de­vo l´im­pe­gno e lo sforzo del­la Re­cor­der nel con­tem­pe­ra­re tale e­spli­ci­ta e­si­gen­za con i limiti im­po­sti dal­l´al­lo­ra i­nu­sua­le stru­men­ta­zio­ne di­spo­ni­bi­le, ricca di nuove pro­spet­ti­ve, ma nata al mondo solo da pochi anni.
Ha svolto un grande ed in­so­sti­tu­i­bi­le la­vo­ro, del quale tutti Le siamo e­nor­me­men­te ri­co­no­scen­ti.

Sotto di­ret­ta det­ta­tu­ra me­dia­ni­ca, ogni qual volta oc­cor­ra e­vi­den­zia­re, sot­to­li­ne­a­re, ri­mar­ca­re bi­so­gna ser­vir­si degli at­trez­zi di­spo­ni­bi­li al volo, pos­si­bil­mente via ta­stie­ra e non sono tanti, com­pa­ti­bilmente con l'editor u­ti­liz­za­to: Re­cor­der ha gio­ca­to tra gras­set­to e cor­si­vo, vir­go­let­tan­do ogni pos­si­bi­le e­spres­sio­ne pre­oc­cu­pandosi – in modo e­vi­den­te a chi sa leg­ge­re tra le righe – di col­lo­ca­re una dopo l'altra tutte le im­ma­gi­ni-con­cet­ti ri­ce­vu­ti men­tal­men­te e con in­ten­si­tà a volte di­rom­pen­te, senza per­met­ter­si di ar­re­sta­re la mente su un mec­ca­ni­smo sin­tat­ti­co co­mun­que se­con­da­rio ri­spet­to ai con­te­nu­ti.
A mente fredda, ci si im­bat­te tal­vol­ta in frasi ap­pa­ren­te­men­te chiare e li­ne­a­ri la cui resa lin­gui­sti­ca cor­ret­ta, se non è ri­sol­ta d'ac­chi­to, trat­tie­ne per minuti interi senza la­sciar e­mer­ge­re un modo ideale o anche solo con­fa­cen­te allo scor­ri­men­to del pe­rio­do.
Né aveva certo il com­pi­to di sof­fer­mar­si su pro­ble­ma­ti­che re­da­zio­na­li o e­di­to­ria­li pro­prie dell´im­pa­gi­na­to, af­fron­ta­bi­li solo in una fase suc­ces­si­va, con una pre­di­spo­si­zio­ne o­rien­ta­ti­va­men­te più ter­re­na, pre­fe­ri­bilmente svin­colata da altri im­pe­gni e con molto più tempo ed e­spe­rien­za tec­ni­ca alle spalle.

A dirla pro­prio tutta, Ella non era pre­di­spo­sta ad una re­vi­sio­ne a po­ste­rio­ri dei testi ma, al con­tra­rio, es­sen­zial­men­te a ri­ce­ve­re e tra­sfe­ri­re via ta­stie­ra al mon­do e­ster­no quei con­cet­ti-pen­sie­ri ri­ce­vu­ti nella mente in di­ret­ta con il M.. Il mas­si­mo im­pe­gno è stato con­cen­tra­to sull´ap­pro­priatezza degli ar­go­men­ti tra­scrit­ti, ov­ve­ro sul­la ri­pondenza se­man­ti­ca dei ter­mi­ni e delle e­spres­sio­ni a­dot­ta­te, a quanto veniva co­mu­ni­ca­to nel pur breve tempo di­spo­ni­bi­le a tale sforzo re­ci­pro­co. Ciò spiega e­sa­u­rien­temente qual­che lieve di­sto­nia nello svi­lup­po sin­tat­ti­co di alcuni pe­rio­di.
A volte non ha avuto modo nem­me­no di de­di­car­vi­si più di tanto, pri­vi­le­gian­do le com­po­nen­ti les­si­ca­li; lungi dal­l'essere cri­ti­che, queste sono anzi spie­ga­zio­ni da dietro le quinte, volte a pre­ve­ni­re e­ven­tua­li con­te­sta­zio­ni stru­men­ta­lizzate sul­l'af­fi­da­bi­li­tà dei con­te­nu­ti e del­l'e­spe­rien­za di­vul­ga­ta.
Non man­ca­no in­fat­ti com­men­ti e pareri sol­le­va­ti da un certo stan­dard i­ni­zia­le; ma ve­dre­mo i det­ta­gli al pa­ra­gra­fo se­guen­te.

Ciò pre­mes­so, solo due o tre passi non mi sono ap­par­si chiari fino in fondo, for­tu­na­tamente e na­tu­ral­men­te non di pri­ma­ria im­por­tan­za ri­spet­to agli altri, e credo di averli intesi al meglio. In par­ti­co­la­re temi in­tro­dot­ti a pag. 257 mi ap­pa­io­no in­com­ple­ti, o in­com­piu­ti. Non e­sclu­de­rei che si tratti di uno dei casi di in­ter­ru­zio­ne for­za­ta, citati sopra, se­gui­ti poi da una con­ti­nua­zio­ne dif­fe­ri­ta e da un ac­ca­val­la­men­to di temi ed e­nun­cia­ti. A meno che qual­co­sa mi sfugga tutt´ora.

Quando l´En­ti­tà co­mu­ni­ca e lo Stru­men­to riceve e subito va a scri­ve­re, il lavoro prin­ci­pa­le dell´E­mit­ten­te con­si­ste ve­ro­si­mil­men­te nel ve­ri­fi­ca­re che la mente ri­ce­ven­te abbia inteso il mes­sag­gio o l´im­ma­gi­ne in modo as­so­lu­ta­men­te cor­ret­to, e che le parole-frasi con­te­stua­lizzate ri­pro­du­ca­no quel con­cet­to alla per­fe­zio­ne. Ciò av­vie­ne ri­scon­tran­do l´im­ma­gi­ne men­ta­le del medium, cioè la sua stessa cer­tez­za nel re­in­ter­pre­ta­re ciò che scrive - una sorta dei feed-back – ma non può certo e­sten­der­si a con­trol­la­re che la scrit­tu­ra non possa as­su­me­re una va­len­za dif­fe­ren­te, o essere in­ter­pre­ta­ta in altro modo dalla di­ver­sa pro­spet­ti­va di un let­to­re.
Si tratta di casi rari, ma non im­pro­ba­bi­li; e qua si ag­giun­ga l´in­ter­fac­cia e la mag­gior responsabilità di chi deve tra­dur­re: non di rado ci si trova a dover in­ter­pre­ta­re frasi che as­sommano pos­si­bi­li va­rian­ti. A parte il pregio let­te­ra­rio, dal punto di vista lin­gui­sti­co sono plau­si­bi­li a mag­gior ra­gio­ne nel pas­sa­re da un idioma all´al­tro con di­na­mi­che dif­fe­ren­ti. Va tenuto pre­sen­te che la lingua In­gle­se stessa spazia sul globo in modo tale da di­stin­gue­re ma­tri­ci di­ver­si­fi­cate, in­fles­sio­ni e ten­den­ze locali con­fi­gu­ratesi du­ran­te i secoli.
Quale sia il senso at­tua­le, do­vreb­be ri­sul­ta­re im­pli­ci­ta­men­te in­di­ca­to dal con­te­sto; ma lo farà? non ne­ces­sa­riamente. Quanto detto sopra per l´En­ti­tà, vale an­che per lo Stru­men­to, che dal lato suo si pre­oc­cuperà di fo­ca­liz­za­re al meglio il pro­prio pen­sie­ro nel met­ter­lo per i­scrit­to, as­si­cu­randosi di aver usato le parole ne­ces­sa­rie e suf­fi­cen­ti a cor­ri­spon­de­re alla sua idea e vi­sua­le.
I­de­a­zio­ne che potrà ri­sul­ta­re tal­men­te nitida e tra­spa­ren­te – vista dall´in­ter­no della sua mente – da non dare adito a dubbi sulla per­ti­nen­za dell´in­fles­sio­ne a­dot­tata.
Se­non­ché le parole, una volta sul tavolo, ven­go­no lette dalle più sva­ria­te an­go­la­zio­ni e fi­ne­stre anche solo in senso let­te­ra­rio, su­scet­ti­bi­li di fil­tra­re con­te­nu­ti ab­ba­stan­za di­ver­si.

me­to­do­lo­gia re­da­zio­na­le

“There was no way that the LETTERS could have been written in plain print or just using italics. So often, when a new won­derful insight was put through my mind, I wondered ‘How can I get this across? You will know what I mean as you read the LETTERS.
And so, to show that some powerful statement had come from Christ’s mind into mine, I used italics, dark print and CAPITALS. People have complained that this unconventional formatting interferes with the flow of reading

Ecco le mo­ti­va­zio­ni tec­ni­che e psi­co­lo­gi­che e­le­men­ta­ri, sia del primo che di questo lavoro ap­pron­ta­to con arnesi di­ver­si, al solo scopo di ap­pli­ca­re delle norme di mag­gior ef­fi­ca­cia a dei testi de­sti­na­ti a sfi­da­re il tempo.
Segue una ri­spo­sta di Re­cor­der a quest´ul­ti­ma o­bie­zio­ne, ma appare assai più valida con­cet­tual­men­te che nella pra­ti­ca; di fatto, sia l´o­bie­zio­ne che la ri­spo­sta sono il motore primo di questa re­vi­sio­ne, intesa a va­lo­riz­za­re il lato pro­fon­do dell´ar­go­men­ta­zio­ne grazie anche ad un al­leg­ge­ri­men­to da quei fat­to­ri che pos­so­no ge­ne­ra­re at­tri­to e ral­len­ta­re. Ne e­sa­mineremo alcuni a­spet­ti, che rap­pre­sen­tano tut­ta­via solo una metà del lavoro di re­vi­sio­ne: quella at­ti­nen­te alla di­spo­si­zio­ne li­ne­a­re del testo. L´al­tra faccia di questo in­ter­ven­to, senz´al­tro più con­si­sten­te, la si coglie a vista fin dalle prime pagine e non oc­cor­re de­scri­ver­la qua.

gli arnesi

Sono poche – come in­tro­du­ce il brano – le mo­da­li­tà atte ad as­sol­ve­re pron­ta­men­te dette ne­ces­si­tà fun­zio­na­li: MA­IU­SCO­LO-GRAS­SET­TO e quo­ta­tu­ra di parole o e­spres­sio­ni, per meglio dire la posa tra ‘vir­go­let­te’, per lo più sin­go­le e di cui la scri­ven­te fa il mag­gior uso, pur con­tras­se­gnan­do con quest´ul­ti­ma mo­da­li­tà le di­ci­tu­re più di­spa­ra­te. A raf­for­za­re il gras­set­to – che in­ve­ste la mag­gior parte dei casi – o per e­vi­den­zia­re mag­gior­men­te alcuni tratti, è stato ag­giun­to il cor­si­vo ed ove ri­te­nu­to ne­ces­sa­rio ri­mar­ca­re con­cet­ti all´in­ter­no di testo così se­le­zio­na­to, è fatto ri­cor­so alla sot­to­li­ne­a­tu­ra, più o meno rara o fre­quen­te, se­con­do le fasi.
In­ten­do dire – se posso calarmi nella di­ret­ta – che molte parole ed e­spres­sio­ni erano state di volta in volta 'e­vi­den­zia­te' in ri­spo­sta ad un in­ten­di­men­to at­tua­le tra­spa­ren­te, ma che di seduta in seduta di­vie­ne va­ria­bi­le, in ri­fe­ri­men­to a li­vel­li con­te­stua­li di­ver­si e quanto meno i­nat­te­si, per cui resta dif­fi­ci­le e­vin­ce­re una norma.
Come da più parti è stato la­men­ta­to, l'in­ter­ca­la­re di molte parole e frasi tutte in MA­IU­SCO­LO non fa­ci­li­ta af­fat­to la let­tu­ra né la re­la­ti­va pon­de­ra­zio­ne~me­di­ta­zio­ne, alla quale lo Stru­men­to giu­sta­men­te sol­le­ci­ta, pur os­ser­van­do la que­stio  da un solo lato e questo com­pren­si­bilmente per ca­ren­za di al­ter­na­ti­ve.

Ri­schia anzi di i­ni­bi­re a li­vel­lo fi­sio­lo­gi­co il tra­spor­to verso una let­tu­ra ri­pe­tu­ta. Allo stesso tempo, anche il gras­set­to esteso ad interi pa­ra­gra­fi andava mi­ti­ga­to, poiché il suo ef­fet­to si ca­po­vol­ge pro­vo­can­do la ten­den­za del let­to­re a nor­ma­liz­zare.
p.s. – * Nel ri­co­stru­i­re con il nuovo im­pa­gi­na­to anche la ver­sio­ne in­gle­se, ho finito con l´ac­corgermi di varie e­spres­sio­ni in gras­set­to-cor­si­vo da me tra­scurate senza volere, nella ste­su­ra i­ta­lia­na: e­vi­den­te­mente l´oc­chio  si era assu­e­fat­to e le leg­ge­va senza filtri.
Per co­min­cia­re quindi, spe­cia­li note sono state rag­grup­pa­te sotto ti­to­la­tu­re u­ni­voche, mentre

più in ge­ne­ra­le lunghi pe­rio­di in gras­set­to sono stati so­sti­tu­i­ti da leggère cor­ni­ci su uno o due lati e, se­con­do i casi, uno sfondo co­lo­ra­to: le co­mu­ni­ca­zioni di specie sono meglio e­vi­den­zia­te e di­stin­te dal resto del testo – tutte ri­sul­ta­no fa­cil­men­te re­pe­ri­bi­li nelle mi­nia­tu­re di pagina in PDF – e lo scopo è sod­di­sfat­to.

Per a­na­lo­go motivo, ho cer­ca­to di di­ver­si­fi­ca­re ter­mi­ni spesso e vo­len­tie­ri usati in modo fisso e ri­pe­ti­ti­vo – sicuro, i­ne­qui­vo­ca­bi­le e perciò quasi ob­bli­ga­to nel corso delle trance – tra­du­cen­do­li con parole atte a ri­spec­chiarne le po­ten­zia­li sfac­cet­ta­tu­re, sug­ge­ren­do al let­to­re va­ria­zio­ni in­te­gra­ti­ve del si­gni­fi­ca­to più pro­ba­bi­le.

Ampio for­ma­to dei ca­rat­te­ri, Light, Medium, Ex­panded, Con­den­sed etc. ac­com­pa­gna­no e di­stin­guo­no de­ter­mi­na­ti e­nun­cia­ti, in­sie­me ai colori, se­gna­ta­men­te due: oro ed az­zur­ro, più alcuni ef­fet­ti di nar­ra­ti­va.
Si scopre che ca­rat­te­ri sot­ti­li ri­le­va­no meglio entro il gras­set­to stesso, o anche del gras­set­to ri­pe­tu­to; in fondo è di so­stan­ze sot­ti­li che si ar­go­men­ta e dunque a che vale ap­pe­san­tir­le?
Quanto al cor­si­vo, tec­ni­ca­men­te ed u­sual­men­te (almeno in I­ta­lia­no) non viene u­ti­liz­za­to come raf­for­za­ti­vo, ma più che altro per ca­rat­te­riz­za­re certe parole o bat­tu­te 'sui ge­ne­ris', di gergo, tec­ni­che o stra­nie­re. Dunque po­treb­be di­so­rien­ta­re, se non esser fra­in­te­so.
Una lunga se­quen­za di cor­si­vo di fatto – come pure di gras­set­to, so­prat­tut­to se in­ter­na ad un pa­ra­gra­fo nor­ma­le, o in­ve­ste uno o più pa­ra­gra­fi – non aiuta la let­tu­ra e, lungi dal­l'in­ten­si­fi­ca­re l´im­pres­sio­ne de­dut­ti­va, se in­ter­ca­la­ta pro­vo­ca re­si­sten­za nello scor­re­re il testo, co­strin­gen­do ad un mag­gio­re sforzo di a­dat­ta­men­to visivo e de­ci­fra­zio­ne dei con­te­nu­ti. È suf­fi­cen­te una per­ce­zio­ne anche leg­ge­ra – so­prat­tut­to a fronte di una let­tu­ra ri­pe­tu­ta – per far scat­ta­re nella mente la no­zio­ne o il ri­cor­do del­l'e­vi­den­za, senza di­stur­ba­re l'ap­pa­ra­to visivo.

dalle vir­go­let­te…

Data la no­te­vo­le den­si­tà di vir­go­let­te sin­go­le per ‘parole_anche com­po­si­te’, cer­ca­re di ot­ti­mizzarle in modo del tutto or­ga­ni­co è tutt´ora una vera im­pre­sa.
Poiché il par­la­to le vede so­li­ta­men­te “doppie”, ho man­te­nu­to fermo almeno questo cri­te­rio.
Dopo ac­cu­ra­ta va­lu­ta­zio­ne, mi sono ri­sol­to ad e­li­mi­nar­ne la mag­gior parte for­te­men­te ri­corsiva, de­di­can­do a spe­cia­li ter­mi­nologie di tra­scen­den­za un ap­po­si­to Ca­rat­te­re so­sti­tu­ti­vo (in tre di­ver­si for­ma­ti di gras­set­to: Bold, Medium, Con­den­sed), così da di­stin­guer­le in tutti i testi, u­ni­for­man­do meglio la let­tu­ra ai con­cet­ti e­spres­si; in so­stan­za e­stra­polando anche vi­si­va­men­te le ac­ce­zio­ni di alta Sfera, dal­l'ap­pa­ra­to de­scrit­ti­vo e tec­ni­co di scala ra­zio­na­le.
A volte si tratta di sfu­ma­tu­re: ad e­sem­pio, nel pe­rio­do: "Fui con­sa­pe­vo­le della Divina Ar­mo­nia che con­trollava il lavoro delle cel­lu­le" (Lett. 5, 165) 'Divina Ar­mo­nia' può avere una sem­pli­ce va­len­za nar­ra­ti­va e sog­get­ti­va­men­te­/po­e­ti­ca­men­te sen­si­bi­le, ma può anche as­som­ma­re quella di un Ter­mi­ne as­so­lu­to del­l'Essere, quale è nel caso citato e come tale è stata com­mu­ta­ta di font, e­li­mi­nan­do pe­ral­tro la ne­ces­si­tà di ca­ri­car­la con il gras­set­to.

Se gran parte dei ‘ter­mi­ni’ tra gli apici sono stati così so­sti­tu­i­ti dal­l'uso di un ca­rat­te­re spe­cia­le per i con­te­nu­ti, i­den­ti­che voci non quo­ta­te sono ri­ma­ste quasi sempre nei ca­rat­te­ri di­scor­si­vi del testo cor­ren­te, va­lo­riz­za­te dai primi; il che spiega la pre­sen­za di ter­mi­ni uguali con un ca­rat­te­re ti­po­gra­fi­co di­ver­so al­l'in­ter­no di un pa­ra­gra­fo (con gli apici si notava di meno, ma tant'è).
In par­ti­co­la­re, la voce: ‘Dio’ è stata mo­di­fi­ca­ta quasi solo nei casi vir­go­lettati al­l'o­ri­gi­ne

Pur ri­spet­tan­do per lo più la scelta o­ri­gi­na­le del gras­set­to, in alcuni casi il gras­set­to è so­sti­tu­i­to dall´uso del ca­rat­te­re spe­cia­le piano, con­ser­van­do l'im­pli­ci­ta e­vi­den­za. Tutto quanto sarà og­get­to di ul­te­rio­re con­trol­lo.
Una ta­bel­la ap­po­si­ta a pag. 12 della bro­chu­re PDF – con­te­nen­te l´In­tro­du­zio­ne e le 9 LET­TE­RE – e­sem­pli­fi­ca le mo­da­li­tà di con­ver­sio­ne a­dot­ta­te casi più fre­quen­ti.

… ai fonts

Per a­iu­ta­re a di­stin­gue­re nell´im­me­dia­to, e re­pe­ri­re le varie parti dei testi so­prat­tut­to in una ri­cer­ca a po­ste­rio­ri, ho a­dat­ta­to sva­ria­ti fonts e toni cro­ma­ti­ci anche alle di­stin­te in­ter­lo­cu­zio­ni… una presa di po­si­zio­ne e­di­to­ria­le assai cri­ti­ca e fuori stan­dard, a dir poco dif­fi­ci­le ed az­zar­da­ta; ma anche il testo in esame e la sua fun­zio­ne sono fuori dal­l'or­di­na­rio.
Tali va­rian­ti scan­di­sco­no di fatto il con­ti­nuo salto del pen­sie­ro dal piano ra­zio­na­le alla me­ta­fi­si­co, ac­cen­tua­zio­ni in­clu­se.
E in­vi­ta­no gar­ba­ta­men­te il pen­sie­ro a sof­fer­mar­si su ogni pa­ro­la, come i con­te­nu­ti e­si­go­no. Tutto som­ma­to, mi sem­bra­no fun­zio­na­li.

Per ri­con­dur­re la te­ma­ti­ca all´e­sor­ta­zio­ne di Re­cor­der, a questo punto l'in­sie­me è tal­men­te ca­le­i­do­scopico, che il pon­de­ra­re è gio­co­for­za; ma credo in modo più spon­ta­neo, con­se­quen­zia­le e di­na­mi­co. Ri­pe­tu­ti raf­fron­ti e ve­ri­fi­che mi hanno co­mun­que con­vin­to che la rit­mi­ca della leg­gi­bi­li­tà men­ta­le è più a­ge­vo­le con vari fonts, che con troppi apici prima e dopo ogni parola; per contro un font unico tende a far scor­re­re via ra­pi­da­men­te i con­cet­ti, sot­tra­en­do­li al­l'a­na­li­si per leg­ge­re quel che segue, con la con­ti­nu­i­tà di un treno in corsa sui binari.

la pun­teg­gia­tu­ra …

mi è ap­par­sa non di rado un po' im­prov­vi­sa­ta; l'uso di " – " come in­ter­pun­zio­ne, in I­ta­lia­no non so­sti­tu­i­sce altri segni sin­go­li, ma va aperto e chiuso per de­li­mi­ta­re in­ser­ti con­cet­tua­li in so­spen­sio­ne e­/o e­vi­den­za. Quindi tro­var­li sparsi in modo a­sim­me­tri­co e con fun­zio­ni di­ver­se, anche di lista, co­strin­ge a sua volta ad un la­vo­rio di a­dat­ta­men­to psi­co­lo­gi­co ad­di­zio­na­le, tutt'altro che me­di­ta­ti­vo.
Li ho man­te­nu­ti fin dove pos­si­bi­le, e­qui­pa­randoli ai mar­ca­to­ri di liste, o ri­a­dattati a |;| e |:| che nel testo o­ri­gi­na­le In­gle­se non ven­go­no quasi u­ti­liz­za­ti.

In pra­ti­ca, ser­vendomi di stru­men­ti di e­di­ting de­ci­sa­men­te più so­fi­sti­ca­ti, ho potuto svi­lup­pa­re ogni pic­co­la o grande di­stin­zio­ne del testo nel ri­spet­to dell´in­ten­di­men­to della Sor­gen­te; pos­si­bil­mente con ef­fet­to più fun­zio­na­le ed e­spli­ci­to, ri­ap­pro­priandomi del cor­si­vo per delle parole­/parti su cui io stesso ho ri­te­nu­to di dover at­ti­ra­re una certa at­ten­zio­ne, dif­fe­ren­ziandole o ad­di­tandole per ra­gio­ni og­get­ti­ve, tra­di­zio­na­li e­/o e­vi­den­ti dal con­te­sto; in al­ter­na­ti­va ho so­sti­tu­i­to in parte l'uso degli apici con le sot­to­li­ne­a­tu­re, nei casi di im­por­tan­za con­cet­tua­le.
Qua e là ho ri­te­nu­to di in­se­ri­re delle parole in ca­rat­te­re con­den­sa­to e tra [pa­ren­te­si] quadre, utili a ren­der­ne più di­ret­to il senso, ag­gi­ran­do qua­lun­que am­bi­gui­tà del testo. Se non ba­stas­se, ho e­vi­den­zia­to di mia i­ni­zia­ti­va parti del testo che a mio avviso lo ri­chie­do­no… o lo me­ri­ta­no: tengo a far notare che tali enfasi non sono volute dal M. ma dal sot­to­scrit­to, che ne ri­spon­de a fronte degli o­ri­gi­na­li. Ciò com­por­ta che ponga me stesso a por­ta­vo­ce, so­sti­tu­en­do in misura pur minima con con­no­ta­zio­ni per­so­na­li il M. che parla; ma è un ri­schio che si può cor­re­re, con­si­de­ra­to che sul piano ter­re­no la pen­sia­mo nello stesso i­den­ti­co modo.

il for­ma­to pagina

Fin da subito, il for­ma­to della pagina è stato con­ce­pi­to in modo da ren­de­re più a­ge­vo­le sfo­glia­re il PDF a video, anche su di un tablet; (giac­ché per­so­nal­men­te me ne pro­cu­rai uno ap­po­si­ta­men­te per an­dar­mi a leg­ge­re le LET­TE­RE sulla sco­glie­ra, lon­ta­no dal com­pu­ter). È stret­to ed appare lungo in ver­ti­ca­le; ma chi vorrà stamparlo lo sco­prirà per­fet­ta­mente in­qua­dra­to nel for­ma­to A4 stan­dard, in­cor­ni­cia­to in un sot­ti­le ret­tan­go­lo dorato che de­li­mi­ta il for­ma­to nativo, e che è e­sat­ta­men­te un Ret­tan­go­lo Aureo. (Nel PDF lo si in­trav­vede sul lato destro, dato che l'unità minima di un punto ti­po­gra­fi­co non pre­ve­de fra­zio­ni, lad­do­ve il Numero d'Oro 1.61803398874989… è in­fi­ni­to).
Chi invece vo­les­se leg­ger­lo su di un tablet, anche da 7", lo tro­ve­rà ideale sia in fi­ne­stra ver­ti­ca­le che o­riz­zon­ta­le, nativa nella stessa di­men­sio­ne della fi­ne­stra pro­po­sta in questo sito in en­tram­be le ver­sio­ni al­ter­nabili: o­riz­zon­ta­le e ver­ti­ca­le.
Data la dif­fe­ren­te nu­me­ra­zio­ne delle pagine che ne deriva, un´i­co­na ri­pe­tu­ta a destra del testo 12 è ac­com­pa­gna­ta dal numero di pagina cor­ri­spon­den­te nella ver­sio­ne o­ri­gi­na­le (In­gle­se), per fa­ci­li­ta­re a chi lo de­si­de­ra il re­pe­ri­men­to del passo per un raf­fron­to della tra­du­zio­ne.

regole d´oro

«…you must write down on a piece of pa­per – in gold let­ters if pos­si­ble, to give you a sense of beauty and glow …»
Oro anche per il con­te­nu­to? un'utopia, un sogno col­ti­va­to per anni… in un'al­chi­mia Web fatta di im­ma­gi­ni e do­cu­men­ti;


ma nei mol­te­pli­ci pas­sag­gi dal­l'e­di­tor alla stampa vir­tua­le in Post­Script e di lì al PDF sul di­splay, è tut­ta un'altra storia:
[puoi espandere l´immagine in orizzontale, se la vedi tagliata]
Non a caso l´oro è pra­ti­ca­men­te il co­lo­re più dif­fi­ci­le da ren­de­re; ho da­van­ti 5 scher­mi su due mac­chi­ne a­van­za­te e su nes­su­no vedo colori i­den­ti­ci agli altri (nep­pu­re su uno solo da dif­fe­ren­ti punti di os­ser­va­zio­ne).
E poi l'oro è chiaro e dunque meno in­ci­si­vo sul fondo bianco: ciò può li­mi­ta­re la leg­gi­bi­li­tà; ma non ho ri­nun­cia­to, do­po­tut­to non è un ro­man­zo e di nero su bian­co  ce n'è fin troppo.
Basterà au­men­ta­re un po' la di­men­sio­ne via zoom per godere di un doppio van­tag­gio: i ca­rat­te­ri dorati ed un mag­gio­re ap­proc­cio alla me­di­ta­zio­ne sui testi, en­tram­be le cose cal­da­men­te sug­ge­ri­te dal M. per primo.
Per di più, i mi­glio­ri ap­pli­ca­ti­vi per leg­ge­re il for­ma­to PDF lo ren­do­no con una scelta va­ria­bi­le  di mo­da­li­tà, anche cro­ma­ti­che, di cui l'utente di solito non sa niente. Quindi cia­scu­no vedrà ciò che il suo stru­men­to gli con­sen­te; come nella vita reale ;)

Ancora una volta, l'o­mo­ge­ne­i­tà può non essere totale: dalla Let­te­ra 1 alla 9 pas­sa molta acqua sotto i ponti, si ac­ca­val­la­no sti­le­mi con­nes­si e stati ri­cet­ti­vi e rap­pre­sen­ta­ti­vi; ri­leggerle tutte in­sie­me dif­fi­cil­men­te man­ter­rà la rotta su di un sin­go­lo tipo di con­trol­lo; qual­che caso mi sfuggirà per forza…
Come ho pre­mes­so, Il bi­so­gno di e­vi­den­zia­re “quasi tutto” crea in­dub­bi ef­fet­ti di ri­fles­so, ma re­sta­no valide le rac­co­man­da­zio­ni i­ni­zia­li della ‘Re­cor­der’, quando mette bene in chiaro che queste LET­TE­RE non sono da in­ten­der­si come sem­pli­ci let­tu­re, ma vanno me­ta­bo­liz­za­te, parola per parola. Un pre­zio­so cibo CON­DEN­SA­TO nel minor numero di pagine, an­cor­chè dense di utili e pun­tua­li ri­pe­ti­zio­ni… che po­treb­be­ro ad­di­rit­tu­ra non esser suf­fi­cen­ti per quei cer­vel­li con­di­zio­na­ti dal con­su­mi­smo usa-e-getta.
Lo sforzo del­l'ENTITÀ u­ni­ta­men­te allo sforzo dello Stru­men­to ed a quello che sta avendo se­gui­to in questa sede, tro­ve­rà il suo giusto com­ple­men­to nello sforzo de­fi­ni­ti­vo del Let­to­re-Ri­cer­ca­to­re.
Essere solo “Let­to­re” non basta, oc­cor­re la par­te­ci­pa­zio­ne del­l'anima, che NON si limita al­l'e­mo­ti­vi­tà del mo­men­to.

Solo in pre­sen­za di cor­ren­te si ac­cen­de la Luce e, se da con­ti­nua di­ven­ta al­ter­na­ta, sempre con­ti­nua sarà.


Queste ri­fles­sio­ni som­ma­rie an­no­ta­te in corso d´o­pe­ra e che ac­com­pa­gna­no la nuova veste in­for­ma­no sui pre­sup­po­sti del mio in­ter­ven­to, in linea con le fi­na­li­tà im­pli­ci­te fin dall´i­ni­zio. Na­tu­ral­men­te nes­su­na delle va­ria­zio­ni ap­por­ta­te ha l'ef­fet­to di sna­tu­ra­re o mi­ni­ma­men­te al­te­ra­re l'in­ten­di­men­to o­ri­gi­na­le del Det­ta­to; semmai e se posso ambirlo, quella di va­lo­rizzarne gli stessi con­te­nu­ti ed in­stra­da­re per­ce­zio­ne e as­si­mi­la­zio­ne, con la mas­si­ma ac­cu­ra­tez­za lin­gui­sti­ca – non priva di I­spi­ra­zio­ne e del ne­ces­sa­rio as­sen­so – e do­vreb­be in­tro­dur­re un ritmo di let­tu­ra e so­prat­tut­to di ri­fles­sio­ne più in­vi­tan­ti e con­fa­cen­ti. Chi ri­le­vas­se di­scre­pan­ze lin­gui­sti­che di sorta, o avesse ret­ti­fi­che da pro­por­re per un mi­glio­re ste­su­ra, è in­vi­ta­to a se­gnalarle.

Quanto annota­to a pro­po­si­to della pri­ma scrit­tu­ra, vale anche ora: non tutte le va­rian­ti po­tran­no ri­sul­ta­re o­mo­ge­nee, per il sem­pli­ce fatto che mol­ti­pli­ca­no le di­ver­si­tà: l'e­sten­sio­ne del­l'opera è mag­gio­re di quanto appaia a prima vi­sta e so­prat­tut­to l'ampio ven­ta­glio di ar­go­men­ta­zio­ni sug­ge­ri­sce, per non dire ri­chia­ma di volta in volta, so­lu­zio­ni sti­li­sti­che e perché no e­ste­ti­che, de­di­ca­te ad af­fian­ca­re i me­an­dri del pen­sie­ro; che non sempre ten­go­no conto di quan­to già im­ba­sti­to o ap­pli­ca­to a di­stan­za (non solo di tempo e di pagine, ma an­che qua di piani focali).
D´al­tro canto le prime let­tu­re d'in­sie­me non com­por­ta­no ancora l´a­na­li­si dei sin­go­li pas­sag­gi al mo­men­to di una re-­im­ba­sti­tu­ra, ma solo una vi­sio­ne in­tu­i­ti­va ge­ne­ra­le.
Se si può par­la­re di ap­pa­ra­to spe­ri­men­ta­le, questa è senza dubbio l´oc­ca­sio­ne giusta; ot­ti­miz­za­re il lavoro ri­chie­de­reb­be almeno una ul­te­rio­re, ac­cu­ra­ta re­vi­sio­ne, che però con­su­ma tempo; e di tempo – come molte cose la­scia­no in­trav­ve­de­re – pare che non ne sia ri­ma­sto tanto, il che e­qui­va­le ad un sol­le­ci­to a raggiunge­re il maggior ventaglio di persone.

l´IN­VI­TO

Le LET­TE­RE pro­ven­go­no di­ret­ta­men­te dal CRISTO, la più alta e­spres­sio­ne di in­di­vi­dua­li­tà nel­l'U­ni­ver­so creato, fino ai con­fi­ni del non tan­gi­bi­le: l'E­qui­li­brio As­so­lu­to, Eterno, In­fi­ni­to.
CRISTO si­gni­fi­ca – si pone come – l'Es­sen­za pu­ris­si­ma, cri­stal­li­na per così dire, della Realtà tan­gi­bi­le ed il suo AMORE per il creato e, nel nostro caso, per il mondo ter­re­stre, ha reso ne­ces­sa­rio il suo rin­no­va­to in­ter­ven­to presso le co­scien­ze e le vite di tutti gli uomini, in questa fase sto­ri­co-e­vo­lu­ti­va, che de­fi­ni­re di tran­si­zio­ne sa­reb­be un eu­fe­mi­smo.
In primis, queste LET­TE­RE of­fro­no a pie­ne mani la pos­si­bi­li­tà di ac­ce­de­re a co­no­scen­ze "e­so­te­ri­che" del più alto ca­li­bro, fino a ieri ri­ser­va­te solo alle sedi di i­ni­zia­ti, e ancora oggi non del tutto note a tutti loro  come a­vreb­be­ro potuto, o do­vu­to. Nem­me­no ai Santi è stato of­fer­to un tale pri­vi­le­gio.
Non solo! ma con una stra­or­di­na­ria mar­cia in più: l'op­por­tu­ni­tà, anzi l'e­sor­ta­zio­ne a sta­bi­li­re un con­tat­to­/dia­lo­go di­ret­to con l'AMORE SU­PRE­MO, che per la co­no­scen­za ed il potere as­sun­ti alle vette dello Spi­ri­to dal Maestro Gesù do­po la sua cro­ci­fis­sio­ne, lo ha de­ter­mi­na­to a pren­der­si cura - o a farsi ca­ri­co - del pia­ne­ta Terra, di chi lo abita e del­le sue sorti per al­tre mi­glia­ia di anni che at­ten­do­no le nostre anime in crescita.

Un dia­lo­go che pro­met­te di pren­de­re forma e con­si­sten­za.
Potreste desiderare o anche solo im­ma­gi­na­re di più? o vi dis­suade il fatto che sto parlando un lin­guag­gio troppo i­nu­si­ta­to? in tal caso, non potrei che ram­mentarvi che avete creduto e con­ti­nua­te a credere alle più palesi as­sur­di­tà teologiche… stru­men­ta­lizzate da oltre 20 secoli; ed è ora di svegliarsi.

L'oc­ca­sio­ne  è unica, senza pre­ce­den­ti e in­so­sti­tu­i­bi­le; il resto tocca a noi, uno per uno, Uno per tutti.
Anche per coloro che ver­ran­no dopo, dei quali saremo parte nei secoli en­tranti.

Altri ar­ti­co­li hanno seguìto le LET­TE­RE, già di­spo­ni­bi­li presso il sito uf­fi­cia­le, e mi pro­pon­go di ri-pro­dur­li e­gual­men­te. Il primo e­sor­di­sce con «1) Cracks in your Planet»; ossia fen­di­tu­re, frat­tu­re o ef­fet­ti di subduzione di plac­che tet­to­ni­che, per e­si­bi­re un ter­mi­ne colto che ri­guar­da i ter­re­mo­ti; ce ne sono in con­ti­nua­zio­ne, con fre­quen­za in au­men­to. Ma co­mun­que le si voglia chia­ma­re, Egli ci spiega come mai tutto questo di­pen­da dai noi umani, più di quanto ab­bia­mo mai so­spet­ta­to pos­si­bi­le: per quale norma o prin­ci­pio scien­ti­fi­co Su­pe­rio­re e nello stesso tempo en­do­ge­no e con­na­tu­ra­to al po­ten­zia­le e­ner­ge­ti­co dell´U­ma­ni­tà.

È sempre più at­tua­le e de­ter­mi­nan­te, l'avviso “a chiare let­te­re” che non ab­bia­mo più mar­gi­ne per quei com­pro­mes­si su cui si basa la mag­gior parte delle e­spe­rien­ze umane: siamo alle soglie di un dra­sti­co ca­po­vol­gi­men­to su scala pla­ne­ta­ria, i cui sin­to­mi si ma­ni­fe­sta­no già chiari e pre­sen­ti in ogni cam­po, non sono più solo al­l'o­riz­zon­te. C´è chi lo vede stru­men­tal­men­te… e tace, ma tacere non è un ri­me­dio e non di­mo­stra af­fat­to il con­tra­rio.
Il Vaticano dal canto suo ‘afferma che siamo adesso alla Fine dei Tem­pi’, pro­ba­bil­mente avvertito dal 3º ‘segreto di Fatima’; ma non sa - o lo sa? - di quali tempi  si tratti, e cioè spe­cial­men­te dei suoi e di quanti ne a­li­men­ta­no il pre­dominio.

Lo sa­pre­mo presto, po­treb­be essere tra meno di un anno, o un mese…; ma an­che senza una data certa, per certo ba­sta guar­dar­si in­tor­no – e perché no, an­che dentro – per scor­ge­re gli e­stre­mi di un di­sa­stro in­com­ben­te ed i­ne­lut­ta­bi­le, che ci serve an­ti­pa­sti con fre­quen­za cre­scen­te. Pen­sa­te che i con­ti­nui ter­re­mo­ti in Alaska non ci ri­guar­di­no, perché tanto sono lon­ta­ni? dal 7 di Maggio 2013 al 28 Di­cem­bre ne conto 1134. Avete idea di quanti som­mo­vimenti si­smi­ci in­te­res­sa­no ogni giorno la sola Italia? è uno dei paesi più bom­bar­da­ti, anche se con pic­co­lo ca­li­bro. E che l´A­fri­ca preme per schiac­ciar­si contro l´Eu­ro­pa, fa­cen­do giustizia del­l´in­te­ro ba­ci­no Me­di­ter­ra­neo? e che l´e­ru­zio­ne del Ve­su­vio sarà tre­men­da? no­ti­zie che ho nel cas­set­to dagli anni '70; ed è tutt´al più que­stio­ne di po­chis­si­mi de­cen­ni.

Questo do­vreb­be ba­sta­re a ri­sve­glia­re le co­scien­ze, aprire gli occhi su una re­al­tà che il più delle volte si tende a la­sciar correre… come acqua sotto i pon­ti; ma non dovrebbe essere il ter­ro­re a guidare i nostri cuori, bensì l´au­to­co­scien­za, la sola che pre­di­spo­ne re­al­men­te il futuro di ognuno.
Anche quello di coloro che non vogliono sentirlo dire.

Il presente lo dobbia­mo a noi stessi, an­che se non sia­mo di­spo­sti a sa­per­lo, ed Egli sem­pli­ce­men­te ce lo di­mo­stra e ce lo spie­ga, con la sapienza suprema, of­fren­do a cia­scu­no per tempo le regole ed i mez­zi per u­scir­ne vivo e salvo, per prepararsi al futuro.

il rendez-vous

Una com­pa­gi­ne ormai cri­stal­lizzata di co­strut­ti e i­de­a­zio­ni, re­to­ri­che quanto in­fon­da­te, dalla te­o­lo­gia al ci­ni­smo ma­te­ria­li­sti­co, fab­bri­ca­te dalla più cieca pre­sun­zio­ne e­go­cen­tri­ca, che si am­man­ta di saccenza e di e­sclu­si­vi­smo in una gabbia grot­te­sca di lusso e pa­ra­men­ti nonché di a­bu­si­vi­smo in nome della tec­no­lo­gia e della stessa scien­za (per non citare la fi­nan­za spe­cu­la­ti­va e cri­mi­no­ge­na) co­sti­tu­i­sce il ba­sa­men­to e l´e­spres­sio­ne e­sal­ta­ta del na­tu­ra­le bi­so­gno di au­to­af­fer­ma­zio­ne e do­mi­nio del­l´homo sa­piens. E non è un quadro fosco, ma anzi a tinte morbide se si con­si­de­ra la cronaca di ogni giorno, che fa dimenticare quella dei giorni addietro. La follia ma­te­ria­li­sta porta l´in­di­vi­duo a con­fon­de­re il be­nes­se­re con il con­su­mi­smo ed il potere con l´ar­ro­gan­za e la vio­len­za, lad­do­ve la vera fonte di be­nes­se­re è con­su­ma­re il me­no pos­si­bi­le e l´A­mo­re è la sola au­ten­ti­ca – e pra­ti­ca­bi­le – pa­na­cea ai mali che il genere u­ma­no ha se­mi­na­to e di se­gui­to con­ti­nue­rà a rac­co­glie­re, in ogni campo della vita.
Un con­su­mi­smo che di­vie­ne fine a se stesso, ad­di­rit­tu­ra de­no­mi­na­to “cre­sci­ta”! traina e schiac­cia l´es­se­re umano fino a com­pulsarlo alle mol­te­pli­ci forme di su­i­ci­dio fisico o morale, note e meno note, ma­ni­fe­ste o la­ten­ti, lad­do­ve l´ar­ro­gan­za e­splo­de nel pre­po­te­re oc­cul­to di pochi su tutti gli altri.

Tutto questo im­pre­gna la por­zio­ne di pia­ne­ta che l´uomo abita e che in qual­che modo gli è stata af­fi­da­ta, la crosta ter­re­stre, di fluidi ve­ne­fi­ci e di­strut­ti­vi che non si li­mi­ta­no a qual­che scan­da­lo ed at­ten­ta­to qua e là, pane dei media, ma com­pe­ne­tra­no ogni atomo della Ma­te­ria che ospita (e con­di­zio­na) la nostre anime, di cui ci o­stiniamo a non [sa­per] ri­co­no­sce­re quasi niente.
Fino a che la Terra stessa non si ri­vol­ti con­tro tanto di­se­qui­li­brio in­dot­to ed e­sa­spe­ra­to, ri­pri­sti­nan­do una nor­ma­li­tà ar­mo­ni­ca niente af­fat­to ca­sua­le, datosi che è il ba­sa­men­to in­con­te­ni­bi­le dell´e­si­sten­za dei mondi.

In questa a­t­mo­sfe­ra siamo giunti ad un ca­po­li­nea 11-mil­le­na­rio: sì, una resa dei conti; ma poiché la Vita con­ti­nua, bi­so­gna cam­bia­re bi­na­rio ed il pas­sag­gio sarà tanto più tra­u­ma­ti­co, quanto più la po­po­la­zio­ne ter­re­stre pre­tenderà di far­si strada i­gno­ran­do o sov­ver­ten­do le regole.
Questo c´è da sapere; e non sarà facile, quando tutto con­cor­re a far­ce­lo di­sco­no­sce­re, per l´interesse di chi ha il potere.
Che quanto detto appaia più o meno scien­ti­fi­co, bi­so­gna sfor­zar­si di com­pren­de­re che la Natura e­si­ste­va prima di noi, con le sue regole ed un´In­tel­li­gen­za fun­zio­na­le ben pre­ci­sa, co­mun­que la si voglia far ap­pa­ri­re. Il nostro pia­ne­ta è una cel­lu­la dell´im­men­so e­di­fi­cio co­smi­co e, come tutte le cel­lu­le di un or­ga­ni­smo, tende im­man­ca­bil­men­te a ri­sta­bi­li­re il suo stato di salute. Capire come e con quale ritmo questo av­ven­ga sa­reb­be solo un pro­ble­ma nostro; e invece eccoci avvertiti da Chi ci ama dal­l´immenso.
La me­ta­fo­ra che è giunta l´ora di met­te­re i panni in la­va­tri­ce po­treb­be af­fian­ca­re l´im­ma­gi­ne di una deriva di con­ti­nen­ti e di un pole-shift, ma so­prat­tut­to do­vreb­be a­iu­ta­re a “non buttar via il bam­bi­no con l´ac­qua sporca”.
Perché il bam­bi­no è dentro ognuno di noi e si chiama anche AMORE.

AMORE è Titolo primo di CRISTO, l´at­tri­bu­to ed ap­pel­la­ti­vo con il quale si fa ri­fe­ri­men­to a LUI nelle Sfere a noi in­vi­si­bi­li e nel mondo i­ni­zia­ti­co in ge­ne­ra­le. AMORE è anche la por­tan­te, il primo vet­to­re del­la Vita, che nella di­men­sio­ne di svi­lup­po ma­te­ria­le ha come con­tro­par­te  la ses­sua­li­tà.
Merita dunque sof­fer­mar­si sul fatto che la ses­sua­li­tà, benché con­si­de­ra­ta – so­prat­tut­to di questi tempi – l´ul­ti­mo dei pro­ble­mi del genere umano, in­fla­zio­na­to fino ed oltre ogni limite, pre­sen­ta una ca­rat­te­ristica do­mi­nan­te ed e­stre­ma­men­te si­gni­fi­ca­tiva: quella di in­te­res­sa­re alla pari tutti gli in­di­vi­dui, ricchi e poveri, di ogni razza e colore, di ogni cul­tu­ra, e­stra­zio­ne e re­li­gio­ne, con la stessa va­len­za e prio­ri­tà e­si­sten­zia­le.
Ciò do­vreb­be in­dur­re ad un´ac­cu­ra­ta me­di­ta­zio­ne!
Poiché la sua pra­ti­ca in­di­scri­mi­na­ta, in virtù del suo enorme po­ten­zia­le e­ner­ge­ti­co, non può non as­som­ma­re ri­fles­si vi­bra­tòri co­strut­ti­vi e­/o di­strut­ti­vi per tutta l´a­t­mo­sfe­ra ter­re­stre, fi­nan­che alla io­no­sfe­ra se lo si mol­ti­pli­ca per qual­che mi­liar­do di unità al giorno, pur pas­san­do inos­ser­va­ti in quanto tali.
Ge­ne­ra­ti ed emessi dai com­por­ta­menti più turpi e­/o in­co­scien­ti, è re­spon­sa­bi­li­tà di­ret­ta e per­so­na­le di cia­scu­no l´uso e l´e­spres­sio­ne delle sue bat­te­rie e­ner­ge­ti­che na­tu­ra­li, poiché ogni abuso che vada ad in­tac­ca­re l´e­qui­li­brio di­na­mi­co e­vo­lu­ti­vo non sol­tan­to sarà causa del­l´in­sor­ge­re di dolori, di­stonie e ma­lan­ni di vario genere per tutti quanti, ma come ogni altra pro­du­zio­ne nefasta, si ri­tor­ce­rà i­ne­sora­bil­men­te su coloro che li col­ti­va­no, in questa e­/o in suc­ces­si­ve in­car­na­zio­ni (a volte una non basta).
E que­sto sem­pli­ce­mente perché “chi semina rac­co­glie”; e vale anche nel caso in cui nulla semini  giac­ché, nel mi­glio­re dei casi, è il nulla ciò che lo at­ten­de e che dovrà mie­te­re, al di là di qua­lun­que giu­di­zio o con­vin­zio­ne etica o fi­lo­so­fi­ca di comodo.

Anche su questo tema il M. si pro­nun­cia senza mezze misure, ma non senza e­nun­cia­re le di­ret­ti­ve tali da con­sen­ti­re ai rap­por­ti in­ter­per­so­na­li, così come alla ri­pro­du­zio­ne ed alla pros­si­ma e­vo­lu­zio­ne della vita sul nostro pia­ne­ta, il mag­gior ful­go­re pos­si­bi­le.

Un paio di ar­ti­co­li che mi giun­go­no via mail pro­prio in questi giorni ri­chia­ma­no pre­ci­si ri­fe­ri­men­ti a passi molto e­spli­ci­ti:

Aids. Au­men­ta­no i casi di con­ta­gio tra gli a­do­le­scen­ti
Au­men­ta­te le in­fe­zio­ni tra gli a­do­le­scen­ti di tutto il mondo, mentre in ge­ne­ra­le si re­gi­stra un calo, nella fascia 10-19 anni sono au­men­ta­ti i con­tagi del 33%.

vedi LET­TE­RA 1, pag. 20 subito se­guì­ta dal ‘Mes­saggio a tutte le Chiese’, il 1º tra tanti; ma qua mi ricollego appunto all´ultimo:
«Non fare agli altri ciò che non vor­re­sti fosse fatto a te»
… agli altri ed all´ambiente, potrei aggiungere oggi!
Quante volte mi sono im­bat­tu­to da ra­gaz­zo in questo ser­mo­ne! ma nes­su­no mi ha mai fatto capire che non ri­feriva solo una regola morale, ma era una verità SCIEN­TI­FI­CA
Troppo sem­pli­ce? sì, le parole, ma solo nell´ap­pa­ren­za di su­per­fi­cie: a met­ter­le in pra­ti­ca, tra­dur­le in azione, di­ven­ta­no dif­fi­ci­lissime.
Eppure e co­e­ren­te­men­te a questo, la loro fer­vi­da, ba­si­la­re at­tua­zio­ne BA­STE­REB­BE A SAL­VA­RE IL NOSTRO MONDO dallo stato di ter­ri­bi­le de­gra­do e dal di­sa­stro in­com­ben­te al quale il pia­ne­ta va in­con­tro per scrol­lar­si dal veleno che gli vie­ne gior­nal­men­te ri­ver­sa­to ad­dos­so e den­tro, nell´aria, nelle acque e nelle vi­sce­re della Terra, nelle stesse strut­tu­re a­to­mi­che ed in­te­ra­tomiche, com­pro­met­ten­do­ne o de­gra­dandone la vi­ta­li­tà.

Siamo in grado di ca­pir­lo? di sicuro non tutti, anche se non si tratta di tirare in ballo la scienza e i suoi alibi [politici].
C'è chi non può ma so­prat­tut­to, tra co­lo­ro che pos­so­no c'è chi non vuole, per­ché è convinto che non gli convenga, e così rema contro.

«Sono venuto ad an­nun­cia­re che ci sarà in­ve­ro una se­pa­ra­zio­ne del­le capre  dalle pe­co­re, com´è stato ri­por­ta­to nei van­ge­li nella Bibbia.»
(Lett. IV, 3 – pag.127)

Quando verrà il tempo i re­cidivi sa­ran­no ri­mos­si, di­rot­ta­ti su un'altra strada, tra­sfe­ri­ti in un altro spazio-tempo, con o senza per­di­ta della vita ma­te­ria­le ed e­ven­tua­le ri­na­sci­ta nei ter­mi­ni pre­vi­sti dalla grande, unica LEGGE U­NI­VER­SA­LE: quale delle due non lo so, ma ai fini e­vo­lu­ti­vi non fa una gran dif­fe­ren­za dato che riaffronteranno se stessi ed i propri simili.

un salto che si preannuncia tremendo:

«Pur­trop­po,
le capre do­vran­no sop­por­ta­re tutta la forza or­ren­da della loro in­na­ta co­scien­za ri­bel­le»
(Lett. IV, 3 – pag.128)

Nes­su­no sarà co­stret­to a cre­de­re, se non ai suoi stessi occhi ed o­rec­chi quan­do suc­cederà; ma, come per un qual­sia­si  in­ci­den­te di percorso, il mo­men­to an­dreb­be pre­ve­nu­to, non atteso per vedere se e come arriva…

com­mia­to

TUTTI, chi più chi meno, sen­tia­mo il bi­so­gno di una voce dal­l'Alto. Forse perché è dall´Alto che pro­veniamo, ma lo ab­bia­mo di­men­ti­ca­to strada fa­cen­do.
Perciò ognuno ri­de­finisce l´Alto  alla pro­pria stre­gua, anche quando lo chia­ma ‘Caso’;  poiché si tratta di un Caso di cui il suo stesso pen­sa­re è figlio, per quanta stima il sog­get­to pos­sa nu­tri­re di sé stesso.
Anche ac­cet­tan­do che si possa menar vanto dell´es­se­re o­ri­gi­na­ti da con­di­zio­ni del tutto ca­sua­li, la pro­pria in­tel­li­gen­za  non sarà altro che un regalo  ri­ce­vu­to, del quale il de­sti­na­ta­rio non a­vreb­be alcun merito.
Anche in tale – ma­lin­co­ni­ca – e­ve­nien­za dunque, non si può negare che quel Caso  sia molto, molto più or­ga­niz­za­to delle ide­a­zio­ni del sin­go­lo in­di­vi­duo; e magari si fi­ni­sce – o meglio si co­min­cia – con il cam­biargli il Nome.

Per ri­tor­na­re con i piedi in terra, nella cul­tu­ra cor­ren­te manca l'as­su­e­fa­zio­ne al­l'idea della co­e­si­sten­za di altri piani e di­men­sio­ni del­l'essere, dai quali e con i quali si possa co­mu­ni­ca­re ed in­te­ra­gi­re in vari modi; ma è un pro­ble­ma ve­ro­si­mil­men­te su­pe­ra­bi­le, dato che si tratta di una realtà che ap­par­tie­ne al nostro intimo più di qual­sia­si altra (anche se c´è ancora chi relega i sogni a mero ef­fet­to della di­ge­stio­ne) e che co­mun­que esiste e si ma­ni­fe­sta in vari modi.

Resta l'in­dub­bia per­ples­si­tà di poter di­stin­gue­re se l'ENTITÀ che ci parla È CHI dice di es­se­re; ma questo que­si­to pre­ve­de un solo genere di ri­spo­sta: pro­va­re per cre­de­re! l´ap­pel­lo al dia­lo­go è a­per­to ed e­spres­sa­men­te ri­vol­to a tutti.
In fondo è ora che cia­scu­no di noi in­ter­ven­ga come attore, assuma ed e­spri­ma a se stesso delle pro­prie scelte con­sa­pe­vo­li ed i­ne­quivoche, senza pen­de­re e di­pen­de­re da e­nun­cia­zio­ni ste­re­o­ti­pe, ar­ti­fi­cia­li e pre­di­gerite da molto prima che na­sces­se.

Il vero svantaggio semmai, è che quan­do una tale Voce – o la sua eco – si con­cre­tiz­za nella di­men­sio­ne della ma­te­ria – cioè la nostra – in forma di scrit­to o di par­la­to [fi­sio­lo­gi­ca­men­te inteso], è co­me se perdesse la sua va­len­za e­le­va­ta – e con essa il suo vero senso e pregio – poiché ognuno tende ad u­ni­formarne l'e­lo­quio al li­vel­lo co­gni­ti­vo e di­scor­si­vo del pro­prio ra­zio­ci­nio cor­ren­te.
Ed è anche per questo che nei tempi pas­sa­ti si è prov­ve­du­to a ra­ti­fi­ca­re e so­len­niz­za­re certi do­cu­men­ti, fino a ren­der­li [qua­si] i­nop­pu­gna­bili per mil­len­ni; se­non­ché si tratta di pro­ces­so ap­pli­ca­to a dati er­ro­nei, ar­ti­fi­cio­si, ten­den­zio­si, de­sti­na­ti a stru­men­ti di potere tem­po­ra­le e che, con tutta la loro ri­so­nan­za, non po­tran­no mai so­sti­tu­i­re le più tra­spa­ren­ti parole di Verità, pro­nun­cia­te e tra­smes­se da mente-pen­sie­ro a mente-pen­sie­ro, da un'anima ad un'altra a­ni­ma dalla Luce e nella Luce.

Per l´in­di­vi­duo comune in so­stan­za, quel­la che sa­reb­be un'e­spres­sio­ne di au­to­ri­tà a­mo­re­vo­le e dunque di au­ten­ti­co am­ma­e­stra­men­to, in molti casi ri­schia di venir tra­dot­ta o ri­di­men­sionata d'im­pul­so in una se­quen­za di con­cet­ti più o meno alla por­ta­ta, ma di­scu­ti­bi­li  e sot­to­po­ni­bi­li ad un giu­di­zio con­fi­den­zia­le ancor più che con­fi­den­te, con tutte le ri­ser­ve, le re­si­sten­ze, le difese del pro­prio at­tua­le status ri­te­nu­to og­get­ti­vo,  ma in realtà con­na­tu­ra­to ai limiti ed alla ten­den­zio­si­tà del più im­pal­pa­bi­le e­go­­ti­smo.
Non­di­me­no la Voce del MA­E­STRO so­vra­sta come il Sole pe­ren­ne ogni pos­si­bi­le ad­den­sa­men­to nu­vo­lo­so che adombri il vero nu­cleo dell´in­di­vi­dua­li­tà, tra­sfor­man­do per­si­no le nubi più tetre, come la cor­ti­na dell´ego, in una scin­til­lan­te di­ste­sa di neve; basta un volo diurno su di un jet ad alta quota per ren­der­si conto di cosa in­ten­do.

l'EGO?
è ciò che quel "per­so­nag­gio me­ra­vi­glio­so" di Don Juan Matus de­fi­ni­va l'‘im­por­tan­za per­so­na­le’
(l´ap­pel­la­ti­vo di 'me­ra­vi­glio­so' non è di mio pugno, ma di un altro per­so­nag­gio pari­men­ti me­ra­vi­glio­so)
Questo ba­ri­cen­tro di­na­mi­co e gra­vi­ta­zio­na­le dell´IO, in­trin­se­co alla sfera umana-ma­te­ria­le – quand´an­che non ma­te­ria­listica – fa sì che la vera por­ta­ta di e­nun­cia­ti sa­pien­te­men­te e­spres­si in for­ma sem­pli­ce e piana fin dove pos­si­bi­le – come è nelle LET­TE­RE – si at­te­nui fino a per­de­re la sua va­len­za nell´in­cu­te­re-e­si­ge­re ri­ve­ren­za, ri­cet­ti­vi­tà au­ten­ti­ca e la mas­si­ma at­ten­zio­ne ai con­te­nu­ti più rari e pre­zio­si.
In tal modo, la com­pren­sio­ne es­sen­zia­le di un mes­sag­gio pro­ve­nien­te dalle Al­tis­si­me Sfere – come nel caso pre­sen­te, più Unico che raro – può slit­ta­re di se­co­li, pro­prio come i fatti ci ­mo­stra­no.
Di fronte al­l'unica vera Fonte di un pos­si­bi­le vero in­se­gna­men­to, non pos­sia­mo più tirarci in­die­tro.

Pro­prio di re­cen­te, ho udito un Mi­ni­stro di­chia­ra­re in con­fe­ren­za che ‘il mi­ra­co­lo non esiste’. A parte ‘la crisi’ e le frasi scon­ta­te, mi chiedo se sappia di cosa stia par­lan­do – come tutti coloro che negano – al di là delle sue cer­tez­ze per­so­na­li; direi piut­to­sto che qua ed og­gi, chi in­trav­vede i pre­sup­po­sti si ren­de conto da solo che senza un mi­ra­co­lo non se ne esce; e il mi­ra­co­lo dob­bia­mo essere noi a farlo.
Come?
ri­co­no­scen­do ed im­pu­gnan­do quello vero, dei nostri tanti strati d´i­den­ti­tà;  quello che è de­sti­na­to ad af­fer­mar­si nel ‘sempre’, ov­ve­ro­sia la nostra ragion d´es­se­re, in questa come nelle pros­si­me vite (chi non crede nella re­in­car­na­zio­ne è solo mo­men­ta­ne­amente a corto di me­mo­ria ): è ri­tor­na­to Gesù il CRISTO per in­dicarci come fare, e non an­dreb­be con­si­de­ra­to come un´ico­na, ma come un nostro Fra­tel­lo che c´è riu­sci­to due mil­len­ni or sono!

Dopo di che, agire di con­se­guen­za.
In fondo la verità di per sé è sempre sem­pli­ce – purché la si voglia intendere – e forse di LET­TE­RE ne sa­reb­be­ro bastate tre, se non una. Ma poiché non ha avuto il ri­scon­tro che me­ri­ta­va da troppi secoli… nove – come il numero di trian­go­li che for­ma­no lo Srichakra yantra – pos­so­no ben valere una su­bli­me incarnazione, durata 33 anni.

Nel Nome di CRISTO


Gra­ti­tu­di­ne a 'Re­cor­der'
per la vita che ha de­di­ca­to a tutti noi
e GRAZIE al MA­E­STRO.
 
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GIORNALIERI DALLE 9 LETTERE

La re­vi­sio­ne cor­ren­te ha la ver­sio­ne |2.09.IT| del 24 Gen­na­io 2014.
È com­ple­ta di IN­TRO­DU­ZIO­NE e del­le 9 LET­TE­RE e finita, ma verrà pro­ba­bil­men­te sot­to­po­sta nel tempo ad ul­te­rio­ri ag­gior­na­menti, al fine di ot­ti­mizzarne il testo, la leg­gi­bi­li­tà e com­pren­sio­ne men­ta­le, ed ov­via­men­te di cor­reg­ge­re even­tua­li svi­ste, refusi o errori di bat­ti­tu­ra, che vor­re­te gen­til­men­te se­gna­larmi.

La ver­sio­ne o­ri­gi­na­le In­gle­se è qua: http://www.christsway.co.za­/
ed è in corso di rinnovamento se­con­do i criteri esposti, nell´identico piano e­di­to­ria­le di quella i­ta­lia­na.

Altri do­cu­men­ti fa­cen­ti se­gui­to alle 9 LET­TE­RE, sono ugualmente re­pe­ri­bi­li. e ver­ran­no possibilmente rie­ditati e messi a di­spo­si­zio­ne dei lettori.

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