La connessione tra le profezie di Malachia
sul papato e l'Apocalisse di Giovanni

 APOKALUYIS-IWANNOU
 13¶16-18A­les­san­dri­na
kai poiei pan­taV touV mikrouV kai touV me­galouV kai touV plousiouV kai touV ptwcouV kai touV e­leuqerouV kai touV doulouV ina dwsin autoiV caragma epi thV ceiroV autwn thV dexiaV h epi to metwpon autwn

kai ina mh tiV dunhtai a­gorasai h pwlhsai ei mh o ecwn to caragma to o­no­ma tou qhriou h ton ariqmon tou o­nomatoV au­tou

wde h so­fia e­stin o ecwn noun yhfisatw ton ariqmon tou qhriou ariqmoV gar anqrwpou e­stin kai o ariqmoV au­tou exakosioi exhkonta ex

A­PO­CALYPSIS IOANNIS - Vul­ga­ta
13:16 et fa­ciet om­nes pu­sil­los et ma­gnos et divites et pa­uperes et li­be­ros et ser­vos ha­be­re ca­rac­ter in dex­tera manu aut in frontibus suis
13:17 et ne quis pos­sit e­me­re aut ven­de­re nisi qui habet ca­rac­ter no­­men be­stiae aut numerum no­mi­nis eius
13:18 hic sa­pien­tia est qui habet in­tel­lectum conputet numerum be­stiae nu­me­rus enim hominis est et nu­me­rus eius est sescenti se­xa­gin­ta sex

Re­ve­la­tion 13 - Pa­rallel Greek New Te­sta­ment - HTML Bible by johnhurt.com
A­PO­CA­LIS­SE di GIO­VAN­NI [trad. in sito]
[16] E fa sì che tut­ti, pic­co­li e gran­di, ric­chi e po­ve­ri, li­be­ri e schia­vi ri­cevano un mar­chio sul­­la mano de­stra o sul­la fron­te;
[17] e che nes­su­no pos­sa com­pra­re o ven­de­re se non chi avrà tale im­pron­ta, [cioè] il nome del­la be­stia o il nu­me­ro del suo nome.
[18] Qui sta la sa­pien­za. Chi ha in­ten­di­men­to com­pu­ti il nu­me­ro del­la be­stia; giac­ché è nu­me­ro d`uo­mo: e quel nu­me­ro è se­i­cen­to-ses­san­ta-sei.
Un pas­sag­gio pro­fe­ti­co che si av­ve­ra: que­sta ‘pa­gi­na di sto­ria’ sve­la in mo­do e­sat­to e con­clu­si­vo il nome che cor­ri­spon­de a quel nu­me­ro, af­fin­ché co­lo­ro che di­mo­ra­no nel giu­sto, quan­do ver­rà il mo­men­to pos­sa­no sal­va­guar­da­re se stes­si e i loro cari.
Rie­sa­mi­na e col­le­ga tre e­ven­ti fon­da­men­ta­li nel cam­mi­no dell´u­ma­ni­tà, così come ri­sul­ta­no trac­cia­ti da du­e­mi­la anni nel te­sto dell´A­po­ca­lis­se, e da una suc­ces­si­va pro­fe­zia, cer­can­do di far chia­rez­za su con­cet­ti che – pur e­stra­nei alla men­ta­li­tà cor­ren­te e sen­za al­lar­gar­si su cer­ti pre­sup­po­sti te­o­logici ar­ti­fi­cio­si e per lo più pri­vi di fon­da­men­ta og­get­ti­ve – ri­le­va­no nei fat­ti, ne­gli ac­ca­dimenti e dun­que con ogni pro­ba­bi­li­tà nel pros­si­mo fu­tu­ro de­gli es­se­ri u­ma­ni, cre­den­ti o meno che sia­no.

Si trat­ta di 3 ca­pi­sal­di del­la Ri­ve­la­zio­ne, che nel caso di spe­cie ha in­ve­sti­to un pro­ces­so in­for­ma­ti­vo di na­tu­ra tra­scen­den­te, in­ter­dimensionale e po­ten­te, in gra­do di in­fon­de­re ad una men­te u­ma­na ri­cet­ti­va e pre­di­spo­sta, co­no­scen­ze che da sola non po­treb­be rag­giun­ge­re, con chia­rez­za più che suf­fi­cen­te a tra­scri­ver­le ri­por­tandole in modo in­de­le­bi­le; un fe­no­me­no que­sto non lon­ta­no da e­spe­rien­ze ve­ri­fi­ca­te an­che in am­bi­to scien­ti­fi­co.

Spe­cia­le dun­que non è tan­to la vi­sio­ne, quan­to i con­te­nu­ti che ol­tre­pas­sa­no il pre­sen­te e che, nel­la co­no­scen­za su­pe­rio­re di un Es­se­re di Luce, pos­so­no spa­zia­re di se­co­li e mil­len­ni, a­van­ti o in­die­tro nel tem­po (lo stes­so ‘tem­po’ la cui no­zio­ne scien­ti­fi­ca è as­sai con­te­sta­ta e di­bat­tu­ta, a li­vel­lo a­stro­fi­si­co etc.).

A tali con­te­nu­ti si può pre­sta­re fede o meno in un cer­to arco di tem­po, non di­spo­nen­do che di un´u­ni­ca fon­te d´in­for­ma­zio­ne e nes­su­na ri­pro­va; si cor­re anzi il ri­schio di ve­der­li stru­men­ta­lizzati da chi ne trae il pro­prio po­te­re e pro­fit­to, a sca­pi­to di chi si fida.
Ma quan­do gli e­ven­ti pre­det­ti co­min­cia­no a pren­der cor­po, le cose cam­bia­no e la con­sa­pe­vo­lez­za si ri­sve­glia alla re­al­tà; o al­me­no do­vreb­be, po­i­ché i con­di­zio­namenti af­fon­da­no ra­di­ci pro­fon­de nel­la sfe­ra e­mo­ti­va e nel sub­con­scio, in cer­ti casi i­ne­stir­pa­bili.

Sto ag­giun­gen­do que­sta in­tro­du­zio­ne per sin­te­tiz­za­re la di­na­mi­ca di let­tu­ra, e in­ve­ce ri­schio di di­lungarmi. I tre ca­pi­to­li sono dun­que:

  1. A­po­ca­lis­se in sé, pre­vi­sta come pun­to d´ar­ri­vo, il ter­mi­na­le di 2000 anni di e­vo­lu­zio­ne­/in­vo­lu­zio­ne; di­cia­mo un giro di boa di por­ta­ta pla­ne­ta­ria, an­che a­stro­fi­si­ca, in­trin­se­co ai pro­ces­si in­ter­ni del­la sto­ria u­ma­na.
    È una sca­den­za ve­ro­si­mil­men­te con­nes­sa alla du­ra­ta del pa­pa­to, de­scrit­ta dal­le pro­fe­zie di S. Ma­lachia; all´av­ven­to dell´an­ti­Cri­sto ed al ri­tor­no di Cri­sto stes­so alla vol­ta del­la Ter­ra
    Ciò che – chia­riamolo su­bi­to – non im­pli­ca af­fat­to un ri­tor­no in car­ne ed ossa, di per sé poco si­gni­fi­ca­ti­vo, se non i­na­de­gua­to all´o­dier­na di­men­sio­ne mon­dia­le.
    Sa­reb­be anzi il caso di ri­flet­te­re at­ten­ta­men­te sull´im­por­tan­za pri­ma­ria di una Sua pre­sen­za e­ner­ge­ti­ca ed in­ter­dimesionale, di un li­vel­lo tale da po­ter di­ri­me­re le sor­ti di un pia­ne­ta che è qua­si allo sfa­scio.
    Lo so che non è un con­cet­to co­mu­ne­men­te ac­ces­si­bi­le, ma è così che fun­zio­na. Co­lo­ro che ri­fiu­ta­no que­sta pos­si­bi­li­tà do­vreb­be­ro chie­de­re a se stes­si su qua­li basi pog­gi­no le loro cer­tez­ze, datosi che non ra­gionano per di­ret­ta e­spe­rien­za, ma solo per un sen­ti­to dire - e da chi? - ec­heg­gia­to per se­co­li nel­le for­me più di­spa­ra­te e con­ve­nien­ti.
  2. det­te pro­fe­zie di S.Ma­lachia, che pre­an­nun­ciano la se­quen­za di 112 papi, l´ul­ti­mo dei qua­li come il per­no del­la pro­va di ban­co per l´U­ma­ni­tà. Esso ap­pa­re col­le­ga­to alla com­par­sa del­la Be­stia 666, a tri­bo­la­zio­ni che pre­ce­do­no la di­stru­zio­ne di Roma ed al Giu­di­zio fi­na­le.
  3. il ri­tor­no di Cri­sto, anch´esso at­te­so dal­le Scrit­tu­re tra­di­zio­na­li, che si è ve­ri­fi­ca­to dal 1998 al 2007 ed ha pre­so for­ma di un det­ta­to agli u­ma­ni in al­me­no 9 LET­TE­RE fon­da­men­ta­li, se­gui­te da al­tre co­mu­ni­ca­zioni e sug­ge­ri­men­ti più o meno pe­rio­di­ci.
    La Sua Voce po­trà u­dir­la chiun­que sia ben di­spo­sto, po­i­ché è la ra­tio del Suo ri­tor­no ed è la sola via di u­sci­ta dal­la peg­gio­re del­le sor­ti. Stra­na­men­te, so­no i cre­den­ti  quel­li che la sen­to­no di meno.
    La chie­sa zero, il che è for­te­men­te in­di­ca­ti­vo.
In un det­ta­to suc­ces­si­vo, Gesù CRISTO riassumerà così la Sua VERA Missione:

" Io so quan­to è dif­fi­ci­le la vo­stra vita. Quan­do di­scendo dal­le al­tez­ze del­la Gio­ia spi­ri­tua­le per en­tra­re in con­tat­to con le vi­bra­zio­ni ter­re­ne, av­ver­to io stes­so i cam­bia­men­ti di co­scien­za nel mio in­ti­mo e sen­to la pres­sio­ne del­le pe­san­ti, op­pri­men­ti vi­bra­zio­ni ed i vo­stri pen­sie­ri sul­la mia a­ni­ma.
Quan­do ven­ni sul­la Ter­ra du­e­mi­la anni fa, la mia Mis­sio­ne era il­lu­mi­na­re le men­ti de­gli uo­mi­ni che a­ve­va­no ac­col­to e fat­to pro­pria una re­li­gio­ne in par­te pa­ga­na, in par­te mi­sti­ca. Gli uo­mi­ni che se ne e­ra­no così im­be­vu­ti, e­ra­no ar­ro­gan­ti e con­vin­ti di es­se­re il po­po­lo scel­to di un Dio - Ge­o­va - in cui cre­de­va­no ar­den­te­men­te, ma che non e­si­ste­va.
I loro pro­fe­ti par­la­va­no del­la loro per­ce­zio­ne mi­sti­ca di una cer­ta Co­scien­za spi­ri­tua­le tra­scen­den­te. Usa­va­no un lin­guag­gio im­ma­gi­ni­fi­co per de­scri­ve­re que­sto DIO. Creavano im­ma­gi­ni men­ta­li di gran­dez­za e di ma­gni­fi­cen­za. E così pro­du­ce­va­no l’ef­fet­to de­si­de­ra­to di con­trol­la­re la gen­te tra­mi­te la pa­u­ra di rap­pre­sa­glie da par­te del Cie­lo, sot­to for­ma di per­di­te per­so­na­li, ma­lat­tie, pri­va­zio­ni, pe­sti­len­ze e di­sa­stri cli­ma­ti­ci.
Lo sco­po a mon­te del­la mia vita, come Gesù, in Pa­le­sti­na, era di in­se­gna­re agli E­brei che la loro per­ce­zio­ne del pro­prio CRE­A­TO­RE era to­tal­men­te sba­glia­ta. Ma la loro de­vo­zio­ne fa­na­ti­ca alle loro pre­zio­se cre­den­ze re­li­gio­se era im­pe­ne­tra­bi­le e di con­se­guen­za, in­ve­ce di con­se­gui­re i miei fini sul­la Ter­ra, a ca­u­sa di esse io fui cro­ci­fis­so.
Non è pos­si­bi­le per me ri­tor­na­re sul­la Ter­ra in al­cu­na for­ma, né co­me un bam­bi­no, che non po­treb­be con­te­ne­re le mie po­ten­ti vi­bra­zio­ni, né come un Es­se­re Ce­le­stia­le. Le mol­ti­tu­di­ni non sa­reb­be­ro in gra­do di ve­der­mi. Pro­prio come ci sono del­le cose che gli a­ni­ma­li ve­do­no e sen­to­no, ma che sono in­vi­si­bi­li al­l'oc­chio u­ma­no, così io ri­mar­rei in­vi­si­bi­le agli uo­mi­ni che si tro­va­no su una lun­ghez­za d’onda ter­re­na.
Di con­se­guen­za, ho do­vu­to pre­pa­ra­re la men­te di un’a­ni­ma e­vo­lu­ta, che ha as­sun­to ve­ste u­ma­na per por­ta­re il mio mes­sag­gio alla Ter­ra. Co­lo­ro i qua­li sono ab­ba­stan­za svi­lup­pa­ti spi­ri­tual­men­te per sen­ti­re - sen­tiranno. Co­lo­ro che an­co­ra non sono pron­ti, non sen­tiranno e non sa­ran­no in gra­do di ri­ce­ve­re - in que­sto tem­po at­tua­le. Ma tut­ti gli uo­mi­ni sono nel cam­mi­no a­scen­den­te, che alla fine con­dur­rà ai più e­le­va­ti re­gni Ce­le­sti. …
trad. da Ar­ticles.pdf - cre­a­ted: 2011051213043502'00'

Vor­rei ag­giun­ge­re, per chi è ap­pe­na spet­ta­to­re, che tut­to ciò non com­por­ta cre­du­li­tà, ben­sì spe­ri­men­ta­zio­ne di­ret­ta e in­di­vi­dua­le, se­guen­do il con­te­nu­to del­le 9 LET­TE­RE; do­po­di­ché o­gnu­no ri­mar­rà li­be­ro di ma­tu­ra­re una sua o­pi­nio­ne.
Pre­ten­de­re di e­sprimerla pri­ma in­ve­ce ha dav­ve­ro poco sen­so.

Co­no­sci qual­cu­no in gra­do di por­ti in sal­vo dal peg­gio che si sta de­li­ne­an­do con sem­pre mag­gio­re e­vi­den­za? o non vuoi fi­dar­ti di Co­lui che ha a­vu­to il co­rag­gio di af­fron­ta­re la sua mor­te u­ma­na su una cro­ce, pur di far­ti giun­ge­re a ca­pi­re la ve­ri­tà? Egli è già al no­stro fian­co, ma chi in­ten­de ca­var­se­la do­vrà a­pri­re gli oc­chi e l´o­rec­chio in­te­rio­re: sul­le Sue 9 LET­TE­RE.

Per quan­to ver­rà e­sa­mi­na­to in se­gui­to, il pun­to più si­gni­fi­ca­ti­vo di tale e­ven­to sta nel suo co­sti­tu­i­re un pre­ci­so ri­fe­ri­men­to tem­po­ra­le – da se­co­li e­vi­den­zia­to a 360° – ri­spet­to al mo­men­to del Giu­di­zio non­ché agli ul­ti­mi pas­sag­gi del pa­pa­to.

Con un ca­lo­ro­so in­vi­to a can­cel­la­re dal­la men­te fin da ora o­lo­gram­mi cat­to­li­ci  in­sensati come la fine del mon­do (qua­le?), la fine dei tem­pi (qua­li?), il Giu­di­zio u­ni­ver­sa­le con re­sur­re­zio­ne del­la car­ne  etc..
Sono tut­te fan­do­nie pri­ve di sen­so; nel mi­glio­re dei casi no­zio­ni a­dul­te­ra­te. Tutti i ‘tem­pi’, come ciò che ha un inizio, hanno una fine; ma non è la fine di tutto!

Le sole ri­spo­ste ve­ri­tie­re si tro­va­no e­nun­cia­te nel­le 9 LET­TE­RE, da par­te di Chi le pos­sie­de. Det­ti tre pun­ti con­cor­ro­no alla com­pren­sio­ne di un qua­dro u­ni­co, sia per lo svi­lup­po che per l´e­si­to, ri­spet­to al qua­le cia­scu­no ver­rà po­sto in gra­do di sce­glie­re in qua­le di­re­zio­ne mu­o­ver­si e con qua­le cam­po e­ner­ge­ti­co-vi­bra­to­rio sin­to­niz­zar­si; e non si trat­ta solo di ac­cen­de­re la ra­dio…
For­se un in­ter­mez­zo di sin­te­si a­iu­te­rà chi va di cor­sa
  1. era at­te­so il ri­tor­no di Cri­sto, ed è ri­tor­na­to con pa­ro­le chia­re, dopo un i­ne­gua­glia­bi­le pre­av­vi­so da pri­me pa­gi­ne
  2. dei papi - secondo certe fonti i­spi­ra­te - ne so­no stati elencati 112 in tut­to, con spe­ci­fi­che a dir poco pre­de­finite, e sia­mo al 112°
  3. l'ul­ti­mo è l'an­ti­Cri­sto uf­fi­cia­le, e il suo nome cor­ri­spon­de al nu­me­ro del­la be­stia, [de]scrit­to da 2000 anni con pe­san­tis­si­mi an­nes­si e con­nes­si
  4. lo scri­ven­te ha po­tu­to di­svelarlo - se­con­do l'in­vi­to e i det­ta­mi e­spli­citati nel­la Ri­ve­la­zio­ne-A­po­ca­lis­se - con cer­tez­za ma­te­ma­ti­ca; ma non l'ha in­ven­ta­to: u­ni­co in un con­te­sto che da se­co­li è sot­to i ri­flet­to­ri, l´al­go­rit­mo di cal­co­lo è im­pli­ci­to, ed è quel­lo.
  5. ne può de­ri­va­re che a que­sto pun­to i­ni­zia, o peg­gio pro­ce­de il con­to alla ro­ve­scia; in tal caso, for­se in poco più di due anni (vedi sot­to – ma i ri­fe­ri­men­ti tem­po­ra­li del­la Scrit­tu­ra non sono fa­ci­li da de­ci­fra­re) po­trem­mo tro­var­ci co­stret­ti a del­le scel­te dra­sti­che. In base a que­ste in­te­ra­giremo, qua­lun­que sia il mo­men­to, di­ret­ta­men­te con il no­stro fu­tu­ro; cia­scu­no con sua re­spon­sa­bi­li­tà.
    Po­tre­te sem­pre pro­va­re – se vi rie­sce – a con­si­de­rar­la, o far­la con­si­de­ra­re, una bu­fa­la.

    Op­pu­re sen­ti­te quel­lo che ha da dir­vi, nel­la pa­gi­na 127 ri­pro­dot­ta dal­la Sua IV LET­TE­RA

Visione di Malachia

(un clic per ve­de­re la fi­gu­ra in­te­ra)
9 SE­CO­LI FA, PAPA IN­NO­CEN­ZO II CON­VO­CÒ A ROMA L'AR­CI­VE­SCO­VO [S.]MA­LACHIA PER AG­GIOR­NA­RE IL VA­TI­CA­NO SUL­LA SUA DIO­CE­SI IN IR­LAN­DA DEL NORD. DOPO UN AR­DUO VIAG­GIO FINO A ROMA, MALACHIA DIE­DE PIE­NO RE­SO­CON­TO.
AL MO­MEN­TO DI LA­SCIA­RE ROMA PER RI­TOR­NA­RE ALLA SUA CHIE­SA, MA­LACHIA EBBE QUEL­LA CHE DE­SCRIS­SE COME UNA VI­SIO­NE FRE­NE­TI­CA, SE NON AL­LU­CI­NAN­TE. RI­CE­VET­TE IN TAL MODO LE IN­DI­CA­ZIO­NI SIM­BO­LI­CO-DESCRIT­TI­VE PER CIA­SCUN PAPA A VE­NI­RE, E IN PRO­GRES­SIO­NE, DA ­INNOCENZO II FINO AL PAPA FI­NA­LE, DE­FI­NI­TO ‘PETRUS RO­MA­NUS’ NEL­LA PA­GI­NA SO­PRA RI­PRO­DOT­TA.
È una pa­gi­na del “Li­gnum Vi­tae” pub­bli­ca­to da Arnoldo Wion nel 1595; come tale og­get­to di stu­di, pa­re­ri e con­te­sta­zio­ni, va­le­vo­li a so­ste­ne­re o in­va­li­da­re cer­te in­for­ma­zio­ni a se­con­da del­la loro op­por­tu­ni­tà sto­ri­ca e tem­po­ra­le.
Se non è di­mo­stra­to che sia sta­to Ma­lachia a sten­de­re la li­sta, è as­sai poco pro­ba­bi­le che qual­cu­no l´ab­bia fat­to mol­ti se­co­li dopo nel­la per­so­na di un noto fal­sa­rio um­bro, ta­le Al­fon­so Cec­carelli, in­tor­no al 1590.
Solo l’En­ci­clo­pe­dia Cat­to­li­ca si è pre­sa la li­ber­tà di at­tri­bu­i­re ad un fal­sa­rio ca­pa­ci­tà pro­fe­ti­che tali da in­di­vi­dua­re ca­rat­te­riz­zan­do nu­o­vi se­co­li di pa­pa­to per sin­go­li in­di­vi­dui in se­quen­za co­e­ren­te, pri­ma che na­scessero e ve­nis­se­ro e­let­ti con de­ter­mi­na­ti at­tri­bu­ti; più an­co­ra, di sta­bi­lir­ne il nu­me­ro chiu­so. Ma è comprensibile che anche una sif­fat­ta col­tu­ra ec­cle­sia­sti­ca faccia scongiuri.

Per quan­to si pos­sa di­bat­te­re sull´ac­cu­ra­tez­za dei mot­ti im­pie­ga­ti, sa­reb­be­ro più dif­fi­ci­li da spie­ga­re cer­te cor­ri­spon­den­ze che non un´ef­fet­ti­va ri­ve­la­zio­ne, che non sa­reb­be la pri­ma so­prat­tut­to in am­bi­to mi­sti­co-re­li­gio­so.
L´i­po­te­si più re­a­li­sti­ca re­sta, a mio av­vi­so, quel­la di un´au­ten­ti­ca pre­mo­ni­zio­ne in­suf­fla­ta dall´Alto, pro­prio per of­fri­re un pre­ci­so ed at­ten­di­bi­le ex­cur­sus non tan­to dell´arco di du­ra­ta del pa­pa­to, quan­to del­la sua de­ca­den­za e del fa­ti­di­co de­cli­no e fine; una re­la­zio­ne ve­ro­si­mil­men­te al­te­ra­ta e so­sti­tu­i­ta se­con­do lo sti­le e gli in­te­res­si di go­ver­no tem­po­ra­le, la­scian­do però in­tat­te al­cu­ne vo­ci non u­ti­liz­za­bi­li (o in­toc­ca­bi­li, stan­te la fi­na­li­tà del­la vi­sio­ne).

Non oc­correrà sper­der­si in sif­fat­te dia­tri­be ri­guar­do all´at­tua­le con­te­sto – chi lo de­si­de­ra tro­ve­rà am­pia trat­ta­zio­ne in rete – non foss´al­tro per­ché le de­scri­zio­ni em­ble­matiche de­gli ul­ti­mi papi cor­ri­spon­dono ab­ba­stan­za bene da non con­ce­de­re ap­pi­gli scon­ta­ti per ri­gettarle. E­ven­tua­li ri­toc­chi, che pos­sa­no aver in­te­res­sa­to la sto­rio­gra­fia dei se­co­li pas­sa­ti, non po­te­va­no i­nol­trar­si a ra­gion ve­du­ta fin´ol­tre il 2000. Quin­di è dop­pia­men­te le­ci­to ri­fe­rir­si a quel che ci è per­ve­nu­to.
Chi amasse sbiz­zar­rir­si nei 111 det­ta­gli, ne tro­ve­rà qua una cer­ta do­cu­men­ta­zio­ne (non sen­za qual­che im­man­ca­bi­le fa­ce­zia e gio­co di pa­ro­le).

Gli è che la vi­sio­ne di Ma­lachia re­gistrò 112 papi, dei qua­li il papa at­tua­le di nome Fran­ce­sco è l'ul­ti­mo, cioè 112º. Non sor­pren­de dun­que il suo pre­sen­tar­si di­cen­do

“ven­go dal­la fine del mon­do”
e nem­me­no il fat­to che: In­si­ste, e dun­que ver­reb­be da dire che ‘lo sa’! An­che se que­sto gli ser­ve per di­rot­ta­re l'at­ten­zio­ne su ISIS; di cui però ba­sta con­si­de­ra­re che svol­ge la sua a­zio­ne con un ma­ni­fe­sto di­chia­ra­to, sen­za in­gan­na­re nes­su­no sul suo in­ten­di­men­to, che non è ma­sche­rar­si da Cristo. In nome del quale, con­flit­ti, de­por­ta­zio­ni e ster­mi­nio han­no co­lo­ra­to tutta la no­stra sto­ria, con la Chie­sa in te­sta.
Dun­que ISIS non può a­ve­re nien­te a che ve­de­re con la Be­stia; dei fatti più cruenti, sono mutate solo le tecnologie.
  • Par­ti­co­la­re quan­to meno cu­rio­so, San Fran­ce­sco d'As­si­si nac­que con il nome di Gio­van­ni (di cui - se non ri­cor­do male, se­con­do la ca­pa­ci­tà di let­tu­ra del­l´A­ka­sha (me­mo­ria e­te­ri­ca pla­ne­ta­ria), di Da­niel Meurois-Gi­vaudan - pare sia sta­to la re­in­car­na­zio­ne). Sì, dav­ve­ro cu­rio­so: il mo­nu­men­to a San Fran­ce­sco d'As­si­si (1181-1226, en­tram­be le date con to­ta­le nu­me­ro­logico 11), sul­la piaz­za di Por­ta S. Gio­van­ni a Roma è sta­to i­na­u­gu­ra­to nel 1927 al set­ti­mo cen­te­na­rio del­la mor­te del San­to; ed è rap­pre­sen­ta­to con le brac­cia le­va­te in alto ed i pal­mi del­le mani ri­vol­ti in di­re­zio­ne del­la ba­si­li­ca di S. Gio­van­ni, Se non fos­se per le brac­cia al­za­te, la so­len­ni­tà del­la sta­tua ram­men­terebbe quel­la del Cri­sto sul Cor­covado di Rio de Ja­ne­i­ro.
  • Sot­to­li­neo ciò, sa­pen­do che tra po­chi pa­ra­gra­fi di­ver­rà dif­fi­ci­le sot­trar­si all´e­vo­ca­zio­ne rap­pre­sentata dal bi­no­mio Gio­van­ni-Fran­ce­sco, come Alfa ed O­me­ga nel rap­por­to de­gli at­to­ri di Ri­ve­la­zio­ne ed A­po­ca­lis­se fi­na­le.
Non­di­me­no, dal pri­mo Pie­tro all´ul­ti­mo Pe­trus si rav­visano l´Alfa ed l´O­me­ga dell´or­ga­ni­co ec­cle­sia­sti­co; e se vi è qual­co­sa che se­pa­ra i pri­mi 111 [papi] – un nu­me­ro fa­ti­di­co, come e più dell´or­mai noto Fat­to­re 11 – dal 112º: è pro­prio la se­con­da ve­nu­ta del Cri­sto, che darà séguito al tem­po di un dram­ma­ti­co de­ci­si­vo con­fron­to, de­ri­van­te dal­la pre­sen­za an­nun­cia­ta dell´an­ti­Cri­sto, la BE­STIA dell´A­po­ca­lis­se. Tan­to per in­qua­dra­re una cer­ta cro­no­lo­gia,


Il re­so­con­to del­la vi­sio­ne re­ci­ta e­spli­ci­ta­men­te: “In pro­se­cu­zio­ne extrema San­ta Ro­ma­na Ec­cle­sia sedebit”. La fra­se è si­tua­ta, for­se vo­lu­ta­men­te, tra ‘Glo­ria o­livæ’ e ‘Petrus Ro­ma­nus’; ed è ter­mi­na­ta da un pun­to [.] ben di­stin­gui­bi­le da una vir­go­la. Po­treb­be an­che in­di­ca­re il car­di­na­le ca­mer­len­go, che ricoprì la Sede Va­can­te se­gui­ta al­l'ab­di­ca­zio­ne di Be­ne­det­to XVI il 28 feb­bra­io 2013. Il suo nome è PIE­TRO Tarcisio Ber­to­ne nato a RO­MA­NO Ca­na­ve­se … ciò che po­treb­be tra­di­re una fu­ga­ce so­vrap­po­si­zio­ne del­la sua fun­zio­ne tran­si­to­ria con l´in­se­dia­men­to del nu­o­vo Papa.
Al­tre i­po­te­si ten­do­no ad in­qua­dra­re il si­no­ni­mo (Petrus [ro­ma­no], l´ul­ti­mo dei papi così come il pri­mo: Alfa ed O­me­ga – o an­co­ra rif. al nome o­ri­gi­na­le [S.]Fran­ce­sco di Pie­tro, pa­tro­no di Roma), ma non im­por­ta; se an­che il det­ta­glio può ap­pa­ri­re con­tro­ver­so, pre­val­go­no le ri­spon­den­ze di una vi­sio­ne ar­ti­co­la­ta a tal­ pun­to, con un an­ti­ci­po di nove se­co­li; e for­se ciò che an­co­ra non è pa­le­se lo di­ver­rà pre­sto.
Ciò che ho da dire in­fat­ti sca­val­ca de­fi­ni­ti­vamente ogni po­ten­zia­le di­bat­ti­to.

Pro­se­cu­zio­ne e­stre­ma del pa­pa­to co­mun­que, e non per­se­cu­zio­ne, come ta­lu­ni han­no pre­fe­ri­to in­ter­pre­ta­re no­no­stan­te il pa­le­se non­sen­so; tant´è che con­clu­de la ras­se­gna la pa­ro­la Fi­nis (e non ‘Amen’).
Un ter­mi­ne que­sto, a sua vol­ta en­fa­tiz­za­to da mol­ti, ma che ha mo­ti­vo di ri­fe­rir­si alla li­sta in sé stes­sa, nel­la spe­cie alla "pro­se­cu­tio" del pa­pa­to; una di­chia­ra­zio­ne e­spli­ci­ta (pro­prio per­ché i­nat­te­sa se­co­li fa) che esso sa­reb­be giun­to al suo ca­po­li­nea con il 111° pon­te­fi­ce; per poi sco­pri­re le car­te al­l'ora del­l'an­ti­Cri­sto.

Le di­mis­sio­ni del 111º papa "Glo­ria o­livæ", i­den­ti­fi­ca­to sen­za ri­ser­ve come Be­ne­det­to XVI, non ap­pa­io­no solo per­so­na­li, ma po­treb­be­ro es­se­re – a po­ste­rio­ri ed a ra­gion ve­du­ta, come ap­pureremo – con­si­de­ra­te si­gni­fi­ca­tive di una sor­ta di di­smis­sio­ne di tut­to il pa­pa­to.
Il che non ha im­pe­di­to la posa sul Web di “Scon­vol­gen­ti di­chia­ra­zioni di Ratzinger sul­la Chie­sa”, di­scu­ti­bi­li per la voce com­pren­si­bilmente con­traf­fat­ta, ma pri­ve di ve­ru­na smen­ti­ta, men­tre pa­io­no e­nun­cia­re più ve­ri­tà che men­zo­gne (un´u­san­za al­quan­to in­so­li­ta).

il ritorno di Cristo

Con­tras­segnate que­ste di­mis­sio­ni da un in­con­fon­di­bi­le ful­mi­ne sul­la ba­si­li­ca di S. Pie­tro, sfi­do chiun­que ne sia e­dot­to a gri­da­re al caso for­tu­i­to; si trat­ta in­fat­ti di una com­bi­na­zio­ne  ri­spon­den­te in modo in­con­fu­ta­bi­le alle pa­ro­le con le qua­li il Cri­sto me­de­si­mo a­ve­va pre­an­nun­cia­to il suo ri­tor­no nel­l´ul­ti­ma del­le 9 LET­TE­RE, cir­ca nel 2007:
«Quan­do i mi­ni­stri del cul­to cri­stia­no ac­cet­teranno sen­za ri­ser­ve che IO, il CRI­STO, sono dav­ve­ro ri­tor­na­to a par­la­re alle gen­ti di tut­to il mon­do ‘come un lampo che colpisce da Est a Ovest’, e sa­ran­no pron­ti ad in­se­gna­re dai pul­pi­ti il mio vero mes­sag­gio
…»
Vero è che Egli in­ten­de ri­fe­rir­si d´uf­fi­cio  al­l´ef­fi­cen­za del­la rete In­ter­net; ed il net­work si sa, a­gi­sce ful­mi­neo da un e­stre­mo all´al­tro del­la ter­ra; ma …
Chi al­tri mai a­vreb­be po­tu­to dettarla con si­cu­rez­za al­tret­tan­to pre­ci­sa, da ve­der­la poi e­vi­denziata dai due mi­ra­bili ful­mi­ni, a Roma [«da Est» 12­/02­/2013] in quel­la sto­ri­ca ed em­ble­ma­ti­ca cir­co­stan­za ed en­tro meno di un anno a Rio de Ja­ne­i­ro [«a O­vest» 14­/01­/2014] sul­la sua ef­fi­gie, sot­to­li­ne­an­do l´an­nun­cio come se li rac­chiudesse in un u­ni­co e­ven­to?
Che se an­che non li a­ves­se vo­lu­ti e­spres­sa­men­te, ma fos­se­ro sta­ti solo un ef­fet­to del cam­po e­ner­ge­ti­co sca­tu­ri­to dal Suo in­ten­di­men­to, il lin­guag­gio che han­no par­la­to non la­scia spa­zio a mez­zi ter­mi­ni.
Co­mun­que sia, il se­con­do ful­mi­ne, che toc­che­rà in­fat­ti la pun­ta del dito me­dio del­la Sta­tua di Cri­sto sul­la cima del mon­te Cor­covado, da cui è sto­ri­ca­men­te in­ti­to­la­to a pro­teg­ge­re la cit­tà, per il suo e­vi­den­te va­lo­re rap­pre­sen­ta­ti­vo di ri­so­nan­za mon­dia­le e com­bi­na­to al pre­ce­den­te, la­sce­rà in­cre­du­li solo gli scioc­chi.
E nep­pu­re è scon­ta­to che ab­bia­no po­tu­to es­se­re ri­pre­si in tale gui­sa da dif­fonderne le im­ma­gi­ni in­di­scus­se nel mon­do; un mon­do che dal can­to suo è ancora più bra­vo a far fin­ta di non sen­ti­re.
E così si pre­fe­ri­sce a­do­ra­re dei san­ti­ni stam­pa­ti alla svel­ta e di­stri­bu­i­ti in chie­sa [in cam­bio di un do­ve­ro­so o­bo­lo] che ac­cet­ta­re il rin­no­va­to e po­ten­te af­fla­to del vero Ma­e­stro e Sal­va­to­re.

È assai rilevante ri­spet­to alle Scrit­tu­re, che la sud­det­ta de­ci­sio­ne di un Papa - che si con­ta nel­la sto­ria sul­le dita di una mano - si ma­ni­fe­sti al pas­so con il ri­tor­no di Cri­sto, ov­ve­ro­sia alla sua se­con­da com­par­sa uf­fi­cia­le sul­la sce­na ter­re­na, fat­to già at­te­sta­to dal­le va­rie tra­du­zio­ni del­le Sue 9 LET­TE­RE e che nes­su­no o­serà smen­ti­re d´au­to­ri­tà; giac­ché di au­to­ri­tà  è me­glio non par­la­re! tutt´al più si po­trà gi­ra­re lo sguar­do al­tro­ve… ed è quel­lo che sta ac­ca­dendo.

Ma c´è dell´altro non meno sorprendente, anzi, quella che se ne può definire l´in­con­fu­ta­bi­le matrice storica!!
Ben pochi sanno, fuori degli ambienti ‘interessati’ o tranne curiosità turistica, che proprio il nostro inventore Guglielmo Marconi avrebbe dovuto attivare l´illuminazione della sta­tua del Re­den­to­re a Rio De Janeiro alla sua i­na­u­gu­ra­zio­ne, pi­lo­tan­do i dispositivi con impulsi via radio, lan­cia­ti - guar­dacaso - pro­prio dal… Vaticano!
I riferimenti ai sacri versetti di Matteo 24-27 a tale an­nun­cio di Gesù, si ripropongono in modo quasi ‘ca­le­i­do­scopico’ nel­le molteplici alterne (24 diverse!) traduzioni che ne sono state tratte, anche in questo caso im­pos­si­bi­litate ad una resa cor­ret­ta fin dagli originali, stante la palese im­pro­baibilità di una in­ter­pre­ta­zio­ne re­a­li­sti­ca di ciò a cui si ri­fe­rivano.
Non mi dilungo in dettagli - poiché ho curato questo pa­ra­gra­fo come postumo, ed è già ben documentato in un ‘moment’ pres­so @RitornaCristo, che ne riproduce la targa storica ed il co­mu­ni­ca­to al mondo dal Papa Giovanni Paolo II, vi­si­bi­li qua:
https://twitter.com/i/moments/801087382988722176.

Ritorno affermatosi dagli anni suc­ces­si­vi al 1998, che lo si vo­glia ac­cet­ta­re o cie­ca­men­te ri­fiu­ta­re; an­cor­ché in una for­ma non cor­po­rea, ma con mes­sag­gi in­con­fu­ta­bili. E non per­ché, in­car­na­to - stan­te l´u­ma­na pro­spet­ti­va - a­vreb­be nu­o­va­men­te ri­schia­to la cro­ci­fis­sio­ne sen­za trop­po ap­pro­fon­di­re; ma per­ché la ci­vil­tà a­van­za e con essa le ma­ni­fe­sta­zio­ni e le pos­si­bi­li­tà di co­mu­ni­ca­re nel modo più va­sto ed ef­fi­ca­ce.
Egli non par­la del solo pre­sen­te, ma dei pros­si­mi due mil­len­ni; il Web rag­giungerà ca­pil­larmente le fol­le e Gli ser­ve a far­si a­scol­ta­re da tut­ti, più e me­glio di 2000 anni pri­ma, quan­do si spostava a pie­di di vil­lag­gio in vil­lag­gio. O tu dubiti che Cri­sto pos­sa ser­vir­si del­la rete mon­dia­le? ma come me­glio a­vreb­be po­tu­to man­te­ner­la la sua pro­mes­sa?

Sono con­vin­to che quei due se­gni i­ne­qui­vo­ca­bi­li ab­bia­no ri­mar­ca­to il Suo mo­ni­to, e non oc­cor­ra af­fat­to leg­ger fra le ri­ghe: a par­ti­re, ri­pe­to, dal­la pun­ta più alta di tut­to il Va­ti­ca­no, pro­prio il gorno in cui il 111º dei papi si è ri­ti­ra­to: cosa pre­ten­de­re di più?

Po­i­ché di 3 e­ven­ti si trat­ta: la ­Lettera IX e i 2 im­pro­ba­bi­li ful­mi­ni, Vi chie­do di sot­trarvi per un at­ti­mo alla ba­na­li­tà in­so­ste­ni­bi­le dell´idea di “ca­sua­li­tà”

Di­cia­mo che per non la­scia­re nul­la al caso, sti­molerò i fe­de­li del caos  con de­di­ca­ti spun­ti di ri­fles­sio­ne [: clic]


Ora, gra­di­ta o meno che sia, si è av­via­ta l´ul­ti­ma fase: quel­la - pro­fe­tizza Ma­lachia - del­le tri­bo­la­zio­ni, su­pe­ra­te le qua­li la cit­tà dei 7 col­li ver­rà di­strut­ta ed il tre­men­do Giu­di­zio avrà se­gui­to:

In pro­se­cutione extrema S.R.E. sedebit. Petrus Ro­ma­nus, qui pa­scet oves in mul­tis tri­bu­la­tionibus: qui­bus tran­sac­tis ci­vi­tas sep­ticollis di­ruetur, et Iu­dex tre­men­dus iu­dicabit populum suum. Fi­nis.
Cita “pro­fe­zie3m”:
" Tale stra­po­te­re du­re­rà sol­tan­to tre anni e sei mesi, per­ché lo sperderà nel se­con­do av­ven­to glo­rio­so dal cie­lo il Fi­glio U­ni­ge­ni­to di Dio, il no­stro Si­gno­re e Sal­va­to­re, il vero Cri­sto che col sof­fio del­la sua boc­ca sop­primerà l’an­ti­Cri­sto ri­cac­ciandolo nel fu­o­co del­la ge­en­na
Tre e ½ è il nu­me­ro di spi­re in cui è av­vol­to il ser­pen­te dell´e­ner­gia vi­ta­le alla base del­la spi­na dor­sa­le; gli e­so­teristi do­vreb­be­ro notarlo.
Re­sta però a­per­to al­me­no un que­si­to, con­nes­so a que­sta fase, ben de­fi­ni­ta da Ma­lachia, ma sen­za un´at­tri­bu­zio­ne cer­ta di tem­po e cir­co­stan­ze con­nes­se alla Ri­ve­la­zio­ne, che ri­fe­ri­sce di due be­stie, che com­pa­io­no in tem­pi di­ver­si, ed e­sten­de la di­ci­tu­ra dei tre anni e mez­zo a sva­ria­ti pas­si, uno più er­me­ti­co dell´al­tro.
A­po­ca­lis­se, cap. 13
[1]Poi vidi sa­li­re dal mare una be­stia che a­ve­va die­ci cor­na e set­te te­ste, sul­le cor­na die­ci Diademi e sul­le te­ste nomi bla­sfe­mi.
[5]E le fu data una boc­ca che pro­feriva pa­ro­le ar­ro­gan­ti e be­stem­mie. E le fu dato po­te­re di a­gi­re per qua­ran­ta­due mesi
[7]Le fu pure dato di far guer­ra ai san­ti e di vin­cer­li, di a­ve­re au­to­ri­tà so­pra ogni tri­bù, po­po­lo, lin­gua e na­zio­ne.
[11]Poi vidi un'al­tra be­stia, che sa­li­va dal­la ter­ra, e a­ve­va due cor­na si­mi­li a quel­le di un a­gnel­lo, ma par­la­va come un dra­go­ne.
    An­che a pre­scin­de­re dai con­no­ta­ti sto­ri­co-po­li­ti­ci [7.], è la pri­ma che ha un man­da­to di 42 mesi; ma è la 2ª quel­la che:
[12]… e­ser­ci­ta­va tut­to il po­te­re del­la pri­ma be­stia in sua pre­sen­za, …
[16]I­nol­tre ob­bli­gò tut­ti, pic­co­li e gran­di, ric­chi e po­ve­ri, li­be­ri e schia­vi, a far­si ap­por­re un mar­chio sul­la mano de­stra o sul­la fron­te.

Se­guen­do Ma­lachia, ap­pa­re cer­to che la di­stru­zio­ne del­la cit­tà dai 7 col­li ed il ma­ni­fe­starsi del Giu­di­zio fi­na­le com­porterà il ter­mi­ne dell´ul­ti­mo pon­ti­fi­ca­to: vi è mo­ti­vo per cui que­sto deb­ba du­ra­re più dei 42 mesi pre­det­ti? e in tal caso, a cosa do­vrà es­se­re at­tri­bu­i­ta det­ta – e ri­ba­di­ta – du­ra­ta sim­bo­li­ca?
Ri­leg­gen­do l´A­po­ca­lis­se di Gio­van­ni non si di­reb­be che i 22 ca­pi­to­li ce­li­no o svi­lup­pi­no una se­quen­za tem­po­ra­le; for­se que­sto è uno dei fat­to­ri di cui te­ner con­to per un nu­o­vo ap­proc­cio. In pri­mis, è le­ci­to chie­der­si se sia sta­ta tra­scrit­ta cor­ret­ta­mente e giun­ta fino a noi sen­za su­bi­re al­te­ra­zio­ni; non scom­met­te­rei sul­la se­con­da sup­po­si­zio­ne.

Al­cu­ne e­spres­sio­ni del te­sto con­trad­di­co­no in modo pa­ten­te gli e­nun­cia­ti di Cri­sto nel­le LET­TE­RE e, come tali, po­treb­be­ro es­se­re sta­te og­get­to di ri­ma­neg­giamenti al pari dei Van­ge­li etc., se­con­do l´ot­ti­ca tra­di­zio­na­le già af­fer­ma­ta ed im­pe­ni­ten­te.
In par­te, ciò spie­gherebbe la ne­ces­si­tà di af­fi­da­re un suc­ces­si­vo e più tra­spa­ren­te mes­sag­gio a S. Ma­lachia, ben­ché a sua vol­ta non in­den­ne da in­ter­fe­ren­ze. Il suo tra­guar­do più si­gni­fi­ca­ti­vo in­fat­ti è l´A­po­ca­lis­se, ri­fe­ri­ta alla fine del pa­pa­to e alla tre­men­da resa di con­ti plu­ri­mil­lenari.

Di fatto, gli argomenti di maggior re­a­li­smo di cui di­spo­nia­mo sono quel­li og­get­to del­la pre­sen­te trat­ta­zio­ne, tra­en­do ri­fe­ri­men­to e ri­scon­tro nel­la più strin­gen­te at­tua­li­tà (RFID, ben­ché del tut­to i­gno­ra­ta da mol­te per­so­ne). Pe­ral­tro, essi an­ti­cipano fat­ti tec­ni­ci ben pre­ci­si, più che mai ap­prez­za­bi­li alla luce di tec­no­lo­gia e fi­nan­za, lad­do­ve per la loro i­nap­pli­ca­bi­li­tà nei tem­pi an­da­ti, non sa­reb­be­ro sta­ti og­get­to di a­dat­ta­men­ti, come quel­li de­sti­na­ti a que­stio­ni dot­tri­na­rie.

Per contro, eventi simbolici ivi descritti ri­sul­ta­no piut­to­sto in­tra­du­ci­bili in fat­ti, e co­mun­que im­pra­ti­ca­bili le at­tri­bu­zio­ni a dei tem­pi: ad oc­chi sto­ri­ci, an­che solo ad un pri­ma e un dopo; né si co­glie mo­ti­vo per cui l´al­tis­si­ma Fon­te a­vreb­be vo­lu­to pro­dur­si in mes­sag­gi di tale e­nig­ma­ti­ci­tà (cosa que­sta che po­te­va far gio­co a No­stra­da­mus, ma solo in con­se­guen­za di un e­stre­mo tra­va­glio per­so­na­le nel­la sua per­ma­nen­za in ter­ra).
Di certo non per darne esclusiva ai mi­ni­stri del cul­to, giac­ché ne san­no meno che mai, ed anzi si a­do­pe­ra­no per ri­con­dur­re tut­to il pos­si­bi­le alla pro­pria te[rmin]o­lo­gia pri­va di con­te­nu­to. Più di un ver­set­to si ri­vol­ge anzi ‘a chi ha la ca­pa­ci­tà di in­ten­de­re’…

Tenuto conto di ciò, del resto, non a­vreb­be mol­to sen­so pre­oc­cu­par­si di cal­co­la­re i gior­ni che se­pa­ra­no il ge­ne­re u­ma­no da una tale sca­den­za; co­no­sce­re i tem­pi con e­sat­tez­za non po­treb­be so­sti­tu­i­re al­cun im­pe­gno in­te­rio­re, per as­sol­ve­re il qua­le un anno può va­le­re quan­to un mi­nu­to o vi­ce­ver­sa. L´av­ver­ti­men­to per­ve­nu­to e re­i­te­ra­to do­vreb­be ba­sta­re a far scat­ta­re sen­za in­du­gio le mol­le più ca­ri­che, per pre­pa­rar­si u­ti­liz­zan­do al mas­si­mo qua­lun­que in­ter­val­lo tem­po­ra­le (la cui per­ce­zio­ne cam­bia di gior­no in gior­no, e non è u­gua­le per tut­ti). Le mol­le ar­rug­gi­ni­te do­vran­no at­ten­de­re un´al­tra sca­denza.

For­se sarà dato di de­ci­fra­re al­tre par­ti [af­fi­da­bi­li] di tale re­bus, pri­ma che sia la sto­ria a ri­sponderci. (con­tinuerò da que­sto pun­to, la cui ri­fles­sio­ne è po­stu­ma; in­ter­ve­nu­ta al­lor­ché l´in­te­ro ar­ti­co­lo era già pub­bli­ca­to …);
ma in­tan­to pro­cediamo pren­den­do atto dei dati cer­ti.


Il “se­con­do av­ven­to glo­rio­so dal cie­lo” è una de­scri­zio­ne fa­ci­le da in­ter­pre­ta­re, pur nel va­cuo ri­fiu­ta­re la re­al­tà del­la re­in­car­na­zio­ne. “il vero Cri­sto” e­spri­me fin trop­po bene sen­so e con­te­nu­to del­le 9 LET­TE­RE. Quan­to al “sof­fio del­la sua boc­ca”, può ben de­si­gna­re una for­te, de­ci­si­va pre­sen­za ver­ba­le (leg­gi me­dia­ni­ca o spi­ri­tua­le pa­ten­te) in luo­go di una per­so­na in car­ne ed ossa, (come tale as­sai più li­mi­ta­ta); pre­sen­za a lun­go ar­go­men­ta­ta in man­can­za di co­gni­zio­ni re­a­li su­gli al­tri li­vel­li di e­si­sten­za, ma non più pos­si­bi­le fi­si­ca­men­te, come chia­ri­fi­ca­to all´i­ni­zio del com­men­ta­rio e del­le LET­TE­RE stes­se. Ciò no­no­stan­te, al Suo au­spi­ca­bi­le av­ven­to si pre­fe­ri­sce non dare cre­di­to. I ful­mi­ni non ba­sta­no…
Eppure, come ho detto, per ciascuno di noi è solo que­stio­ne di vo­ler a­scol­ta­re op­pu­re no. Il “Giu­di­zio” è più che mai all´o­pe­ra e nes­su­no do­vrà ri­spon­de­re di ciò che de­ci­do­no gli al­tri, ma do­vrà far­lo per il proprio io; e sia chia­ro che que­sto è un fat­to scien­ti­fi­co e­ner­ge­ti­co-vi­bra­zio­na­le, più pre­ci­so ed i­ne­lut­ta­bi­le di un e­strat­to con­to di ban­ca.

E non si illudano i ‘peccatori’: la Chiesa non ha fa­col­tà di con­dan­na­re, né tan­to­me­no di con­cedere in­dul­gen­za ad al­cun ge­ne­re di col­pa, con o sen­za pen­ti­men­to, (che poi non è in gra­do di va­lu­ta­re).
“Ego te absolvo a peccatis tuis” è solo una fra­se fat­ta, ba­sa­ta ap­pun­to sul­l'Ego, che ti ven­de fin da bam­bi­no un´i­de­a­zio­ne cat­to­li­ca di pec­ca­to - che non e­si­ste, Cri­sto non fa che ri­pe­ter­lo - per poi far­ti cre­de­re di po­ter­lo as­sol­vere.
Il pen­ti­men­to in quan­to tale sì, può fare mol­to ma in verità; non cer­to gra­zie all´in­ter­ce­de­re di­scre­zio­na­le di sa­cer­do­ti, ma fin do­ve equivale all´aver preso coscienza del proprio errore; lad­do­ve il ve­nir assolto la­scerebbe assopita la stessa coscienza.
Poiché questa è la finalità della Creazione: Prendere Coscienza; la fisica quantistica lo sta finalmente indicando. Ciò non può ve­ri­fi­car­si che per gradi e secondo le leggi della Creazione stessa.

Tut­to quello che è sta­to se­mi­na­to nel cam­po del­l´e­ner­gia vi­ta­le ger­mo­glierà im­man­ca­bil­men­te, ogni innesto diverrà innesco; e così pure, ciò che è sta­to sof­fo­ca­to o di­strut­to ri­sor­ge­rà per la for­za del cre­di­to da e­si­gere; non fos­se al­tro nel suo ri­guar­da­re l´e­spe­rien­za su­bì­ta da ter­ze parti.
La sola forma di perdono pla­u­si­bi­le - non­ché for­te­men­te au­spi­ca­bi­le - è quella da parte di chi ha subito un torto, in quanto ri­nun­cia con un atto di amore ad esigere un tributo; il che non im­pe­di­rà al pro­ces­so e­vo­lu­ti­vo di compiere il suo corso, ed al re­spon­sa­bi­le di riscattarsi, ma po­treb­be mu­tar­ne le mo­da­li­tà con beneficio per en­trambi.
Gesù di Nazareth non morì sulla croce per affrancare gli esseri umani dai loro peccati. La Chiesa vuol farvi credere che sia così, ma che senso avrebbe ? L´immensità con la quale ha superato se stesso e tutti i confini, è divampata nel perdonare e continuare con­sa­pe­vol­men­te ad amarli fino al­l´e­stre­mo, liberando una luce che ha il­lu­mi­na­to fi­no ai più te­ne­bro­si recessi del creato.
Questo è il massimo insegnamento che ci ha trasmesso.

Come le scelte e le azioni di ogni gior­no in­flu­iranno sui gior­ni a se­gui­re - an­che se non sem­pre le ri­cor­de­re­mo, o ne sa­re­mo con­sa­pe­vo­li - pa­ral­le­lamente la se­mi­na di tut­ta una vita por­terà seco le sue po­ten­zia­li­tà, per ma­ni­fe­star­le nel­le in­car­na­zio­ni a ve­ni­re. Ciò che dai, ri­ce­ve­rai; nel bene e nel­l´er­ro­re; po­i­ché per quan­to ov­vio, tut­to l´e­si­sten­te si reg­ge sul­l´e­quilibrio che ri­chia­ma se stes­so in modo in­tel­ligente.
Ne deriva che questa decantazione si ri­pe­terà in modo ri­corsivo, fino a quando non ver­ran­no più reiterati gli stessi errori, che ci hanno ristretti allo stato vibratorio at­tuale.
L´Amore del Creatore - se proprio vogliamo citarlo - consiste nel­l´a­ver­ci consesso da sem­pre e per sempre questa possibilità, non nel perdonare i nostri ‘peccati’ uno per uno, il che e­vi­den­te­mente non avrebbe al­cun senso.

Come vedi, fatti e concetti pos­so­no rivelarsi sovente più ter­ri­bi­li di quel­li com­ples­si, for­se an­che per­ché sono più dif­fi­ci­li da in­qua­dra­re e [far] com­pren­de­re nel­la loro re­a­le na­tu­ra; tan­to più in quei casi in cui si scon­tra­no con in­te­res­si (leg­gi: spe­cu­la­zio­ni) di por­ta­ta glo­ba­le e se­co­la­re, con bu­o­na pace di tut­ti i fe­de­li. Quel­le che sto ci­tan­do sono re­go­le, leg­gi e­vo­lu­ti­ve, equazioni non in­ven­zio­ni; ba­sta li­be­rar­si la men­te dai pre­con­cet­ti per co­glier­le ed ap­prezzarne la na­tu­ra­le ve­ri­di­cità, che non si ammanta, né si regge su dei dogmi.

Un altro punto fondamentale da chiarire, frut­to di e­nor­mi te­o­riz­za­zio­ni vol­te a con­di­zio­na­re le men­ti in­col­te ed an­co­ra più quel­le col­te, ma ba­sa­to su pre­sup­po­sti in­con­si­stenti, o tal­men­te as­sur­di da es­se­re pre­si per veri pro­prio per­ché sca­valcano i con­fi­ni di ogni sen­so co­mu­ne, è quel­lo che par­la del­la co­sid­det­ta fine del mon­do.

Che tale fine pos­sa ri­ve­lar­si ac­com­pa­gna­ta o si­mul­ta­nea ad e­ven­ti dram­ma­ti­ci, dato che il po­te­re de­va­stan­te che l´es­se­re u­ma­no e­ser­ci­ta più o meno con­sa­pe­volmente a dan­no del suo pia­ne­ta, e pure ca­ta­cli­smatici non do­vreb­be sor­pren­de­re, trat­tan­do­si di una sor­ta di ne­me­si di un de­bi­to ac­cu­mu­la­to­si per tut­ta la 4ª ci­vi­liz­za­zio­ne (cioè l´at­tuale).
Ci sa­reb­be da me­ra­vi­gliar­si del con­tra­rio, an­che se stu­oli di scien­zia­ti non ne a­ves­se­ro già lan­cia­to for­ti mo­niti (mnimizzati, per non in­tac­ca­re gli u­ti­li del­le mul­ti­na­zio­na­li),
Tut­ta­via non vi è ac­cen­no nella profezia al mon­do in quan­to tale; un´identità, for­se in­tro­dot­ta dal­la fan­ta­sia po­po­la­re, del re­sto dif­fi­cil­men­te de­fi­ni­bi­le e tan­to­me­no rap­por­ta­bi­le al solo pia­ne­ta Ter­ra. Le stel­le si ve­de­va­no pu­re nel­lo scor­so mil­len­nio e nul­la di dra­sti­co ed e­po­ca­le a­ve­va­no a spar­ti­re con le sor­ti di un sin­go­lo pia­ne­ta, an­che se Tut­to è Uno. D´al­tro can­to, l´as­sur­di­tà di tale rie­cheg­gia­ta minaccia non fa che ren­de­re tut­to me­no cre­di­bi­le alle men­ti ra­zio­na­li­ste, sen­za più di­scer­ni­men­to dei vari con­te­nuti.
Di cer­to, a mio av­vi­so, sa­reb­be ap­pro­pria­to par­la­re del­la “fine di un mon­do” an­zi­ché del­­la “fine del mon­do”; e que­sto se lo au­gurano tut­te le per­so­ne di cu­o­re, an­che se pa­gar­ne il prez­zo spa­venta.

Lo stesso vale per “la fine dei tempi”, di cui nes­su­no sa o com­pren­de al­cun­ché. Mot­ti ed ex­per­ti­se come il so­li­to e so­prat­tut­to in oc­ca­sio­ni si­mi­la­ri si sprecano, ma solo per au­men­ta­re la con­fu­sio­ne; po­i­ché la co­no­scen­za sta a zero, mol­ti im­prov­vi­sa­no i loro pa­re­ri ad hoc, e non di rado al­te­ra­no le fon­ti, pur di ti­rar ac­qua al pro­prio mu­lino.
Il che si applica vieppiù in materia di te­o­lo­gia, con tut­ti i suoi ar­te­fat­ti e le dot­tri­ne che ne con­se­guo­no, in­tel­let­tual­men­te e pa­te­ti­camente  ri­ma­neggiate, con la con­vin­zio­ne cat­te­dra­ti­ca di chi deve man­te­ne­re vivo a qua­lun­que co­sto un sa­cer­do­zio fit­ti­zio, che ha qua­le u­ni­co ca­po­sal­do Co­lui che da pre­ti è sta­to man­da­to sul­la cro­ce, e che del­le chie­se han­no sem­pre con­ti­nua­to a stru­men­ta­liz­za­re, ri­pe­ten­do e re­in­ter­pre­tan­do fra­si fat­te, ma sen­za mai i­mi­tar­lo né co­no­scer­lo (e che qui ed ora rin­negano in si­len­zio).
Questo è successo dal tempo degli aposto­li al Gesù di Na­za­reth, e insiste verso Chi nel­la ve­ste di Cri­sto è ri­tor­na­to a spie­garcelo.
A chia­re LET­TE­RE!

Minore è la conoscenza, maggiore il vez­zo di ren­de­re tut­to così com­pli­ca­to che solo gli ad­det­ti pos­sa­no ap­pro­priarsene, per de­ci­frar­lo con il mas­si­mo sus­sie­go, ed ar­ric­chir­lo ad ogni oc­ca­sio­ne  di sfarzose sfac­cet­ta­tu­re in­ter­pre­ta­ti­ve e dot­tri­na­rie.
Popolazioni aborigene percepiscono ID­DIO me­glio di qual­sia­si pre­te che ne ar­go­men­ti in TV.
Il fatto è, e sempre sarà, che qualunque ge­rar­chia i­sti­tu­i­ta sul fron­te u­ma­no, scom­pa­re come neb­bia al sole al co­spet­to del Cre­a­to­re, o di una vera co­scien­za di ESSO; che non può es­se­re mo­no­po­lizzata con­dan­nan­do gli i­ni­zia­ti a bru­cia­re su una pira ar­den­te.

Chi giudicasse queste come parole dure - o a pia­cer suo in­sen­sate - farà me­glio ad in­ter­ro­gar­si a fon­do sul per­ché di qual­co­sa di tan­to dra­sti­co e dram­ma­ti­co come una “Fi­ne dei Tem­pi”, per come è sta­ta fin qua pre­av­visata, tale da in­ve­sti­re la ‘me­re­tri­ce’ e con lei qua­si tut­to il pia­ne­ta. Se tro­va ri­spo­sta, si ren­derà con­to che i miei sono mot­ti ‘al­l´ac­qua di rose’, che cer­ca­no di in­qua­dra­re cosa ab­bia po­tu­to met­te­re in can­tie­re per ven­ti se­co­li un fi­na­le a­po­ca­lit­ti­co. Cosa ha mai fat­to la Chie­sa per es­se­re con­si­de­ra­ta ‘san­ta’? se a­ves­se pra­ti­ca­to il vero in­se­gna­men­to di Gesù, sa­reb­be il ‘mon­do’ giun­to al pun­to di e­stre­mo de­gra­do fa­ti­scen­te in cui si tro­va oggi?

In realtà, ci si può solo augurare che que­sto cli­ma ab­bia fine; an­che se di ciò che se­guirà, il Cri­sto ha av­ver­ti­to:
Il Giu­di­zio quin­di, per quan­to te­mi­bi­le, non sarà ne­ces­sa­ria­men­te con­nes­so ad al­tra fi­ne che non sia una tran­si­zio­ne, seb­be­ne ve­ro­si­mil­men­te ac­com­pa­gna­ta da ca­ta­cli­smi in or­di­ne ad un pas­sag­gio e­po­ca­le a­stro­fi­si­co; e sarà un giu­di­zio con­na­tu­ra­to ai cam­pi di e­ner­gia men­ta­le e spi­ri­tua­le che la dot­ta i­gno­ran­za ter­re­na si o­sti­na, nel mi­glio­re dei casi, a ge­ne­ra­re alla cie­ca.
Sen­za A­mo­re e con il sot­to­fon­do del­l´e­go­i­smo co­stan­te, si se­mi­na solo dan­no… e se ne ve­drà il rac­col­to, an­che se la no­stra scien­za non è an­co­ra in gra­do di spie­gar­lo!
Va con­si­de­ra­to che la Na­tu­ra sop­por­ta fino a la­sciar­si di­men­ti­ca­re, an­che ol­trag­gia­re ta­ci­ta­men­te; ma quan­do è l´ora del­la sve­glia si ri­com­po­ne con i suoi mez­zi as­so­lu­ti di di­stru­zio­ne e ri­na­sci­ta; come nel ci­clo vi­ta­le di ogni in­di­vi­duo, ma in modo de­ci­sa­men­te più spet­ta­co­la­re.

A li­vel­lo in­di­vi­dua­le lo fa per gra­di, la­scian­do li­be­ro cor­so a ma­lat­tie ed alle mol­te­pli­ci di­sgra­zie che ci tiriamo ad­dos­so con le no­stre mani; ma nel con­tem­po si ac­cu­mu­la­no gli e­stre­mi per una resa di con­ti si­ste­ma­ti­ca, pla­ne­ta­ria, an­che se si trat­ta di ci­cli di tale am­piez­za ed ef­fet­to, da non la­scia­re trac­ce nel­la me­mo­ria sto­ri­ca; a mala pena in quel­la del­la ri­cer­ca ge­o­fi­si­ca ed ar­che­o­lo­gi­ca.

Per chi è in­ten­zio­na­to a ri­scat­tar­si, nel­le sue 9 LET­TE­RE Cri­sto an­nun­cia [due] nu­o­vi e benèfici mil­len­ni di rin­no­va­men­to a cui a­spi­ra­re, non il col­las­so de­fi­ni­ti­vo e to­ta­le; ma me­ritarli non sarà sem­pli­ce, né il­lu­so­rio co­me re­car­si ogni tan­to a vo­ta­re.

Né si trat­ta di re­sur­re­zio­ne del­la car­ne con vita e­ter­na: mai sen­ti­to un pa­ra­dos­so più stu­pi­do! dav­ve­ro am­bireste per­du­ra­re in e­ter­no con i vo­stri li­mi­ti in­di­vi­dua­li at­tua­li? e che o­gnu­no sta­zio­nerebbe al suo li­vel­lo di svi­lup­po, in­di­pen­den­te­men­te da quel­lo de­gli al­tri? se è così, me­di­ta­te che come po­tre­ste es­se­re di­scen­den­ti dal­le scim­mie, po­tre­ste non es­se­re af­fat­to gli es­se­ri più e­man­ci­pa­ti sul pia­ne­ta.
L´e­vo­lu­zio­ne dal can­to suo pre­ve­de ci­cli di ne­ces­sa­rie ri­na­sci­te; lo sta fa­cen­do, in­ces­san­te­men­te; ne­ces­si­ta­no le sta­gio­ni, non può es­se­re sem­pre solo e­sta­te; per­ché pos­sia­te rac­co­glie­re, oc­cor­re se­mi­na­re…

Nem­me­no il cor­po a­stra­le è e­ter­no (quel­lo con cui si viag­gia nei so­gni e in di­men­sio­ni fu­o­ri dal cor­po), ben­ché persista a lun­go dopo l´ab­ban­do­no del cor­po ma­te­ria­le; solo la tua in­di­vi­dualtà spi­ri­tua­le lo è.
La car­ne non è che mer­ce de­pe­ri­bi­le, un ve­i­co­lo di tran­si­to; per quan­to pos­sa es­se­re man­te­nu­ta in vita e spe­ri­men­ta­ta in cer­ti casi an­che per se­co­li, ser­ve solo ad e­vol­ve­re, cioè a ri­sa­na­re i pro­pri (tal­vol­ta gli al­trui) er­ro­ri e per­fe­zio­nar­si; ma va da sé che chiun­que con­fon­da le due cose può fi­dar­si di qual­sia­si pro­mes­sa…
Che il cat­to­li­ce­si­mo ne­ghi la re­in­car­na­zio­ne - come se que­sto cam­biasse la re­al­tà - e ga­ran­ti­sca una re­sur­re­zio­ne nel­la car­ne co­me pre­mio per i bu­o­ni, e l´in­fer­no e­ter­no per i cat­ti­vi è una fic­tion for­te­men­te sug­ge­sti­va, po­i­ché fa pre­sa sul­la co­scien­za spi­ri­tua­le a pre­scin­de­re dal gra­do di a­van­za­men­to, ma che do­vreb­be il­lu­mi­na­re qual­sia­si per­so­na do­ta­ta di buon sen­so; spe­cial­men­te co­lo­ro, e non sono po­chi, che si tro­va­no sul cri­na­le: qua­le sarà il giu­di­zio finale su di loro? in­fer­no o pa­ra­di­so all´in­fi­ni­to… per aver ru­ba­to un po' più o ap­pe­na un po' meno in un su­per­mer­ca­to?

Bene, ve­nia­mo al noc­cio­lo del pro­ble­ma, che ci ri­guar­da sem­pre più da pres­so.

L´Apocalisse di Giovanni

Dell´A­po­ca­lis­se più o meno tut­ti co­lo­ro che han­no rag­giun­to que­sta pa­gi­na so­no di cer­to al cor­ren­te.
Non oc­cor­re com­mentarla per e­ste­so; solo ri­pro­dur­ne par­ti e ver­set­ti, re­pe­ri­bi­li e raf­fron­ta­bili con e­stre­ma fa­ci­li­tà, per do­cu­men­ta­re l´a­spet­to prin­ci­pa­le, più im­mi­nen­te, pres­san­te e pe­ri­co­lo­so che so­vra­sta gli uo­mi­ni del mon­do, po­i­ché si av­vi­ci­na il mo­men­to di sce­glie­re, sen­za vie di mez­zo, e quel­lo di di­fen­der­si; e per di­fen­der­si bi­so­gna sa­pe­re da cosa e da chi.
A quan­to pare, chi scri­ve è chia­ma­to per a­iu­ta­re a ca­pir­lo in modo ca­u­sti­co, e lo ha fat­to in una sola im­ma­gi­ne com­po­si­ta e ve­i­co­la­ta per pri­ma via Twitter.
Dun­que, in sé non sa­reb­be un di­scor­so lun­go e com­pli­ca­to, come po­tre­sti te­me­re.

Non­di­me­no, que­sto nu­tri­to ar­ti­co­lo che ha solo fun­zio­ne in­te­gra­ti­va e di sup­por­to non è un sem­pli­ce post usa e get­ta, ma è de­sti­na­to a far ri­flet­te­re con at­ten­zio­ne nel tem­po [che ci ri­ma­ne], ben­ché le po­ten­zia­li o­bie­zio­ni sia­no a zero. È al pas­so con l´in­na­ta mia e­si­gen­za di ret­ti­fi­ca­re al­cu­ne tra le più dif­fu­se ca­stro­ne­rie, dal­la fine del mon­do all´im­pie­go de­for­man­te di lem­mi o con­cet­ti che, rie­cheggiati, non fan­no che a­li­men­ta­re la neb­bia; ma come ve­dre­mo, a far in luce su ciò che su­o­na fal­so, di pa­gi­ne se ne riem­pio­no.

Nel re­di­ge­re que­sta in­tro­du­zio­ne per do­cu­men­ta­re i pri­mi pre­sup­po­sti, sco­prirò che il tema non è af­fat­to pri­vo di pre­ce­den­ti in fat­to di nu­me­ri! Sei se­co­li fa una pri­ma ve­ri­tà (per così dire) è sta­ta pre­fi­gurata, nel modo che ri­por­to e, tut­to som­ma­to, è la sola me­ri­te­vo­le di at­ten­zio­ne.
Tut­ta­via è in­te­res­san­te os­ser­va­re che, no­no­stan­te la dif­fu­sio­ne ed il di­bat­ti­to più o meno ac­ce­so e se­co­la­re im­per­nia­to sui ver­set­ti dela Ri­ve­la­zio­ne di Gio­van­ni, la cui o­ri­gi­ne nes­su­no pone in dub­bio, ed il ri­pe­ter­si e ri­pro­por­si di ar­go­men­ti di e­stre­ma cri­ti­ci­tà per il fu­tu­ro dell´uomo; e no­no­stan­te l´e­vi­den­za sem­pre mag­gio­re dell´ap­pro­pin­quar­si di e­spe­rien­ze e­vo­lu­ti­ve dai trat­ti pa­u­ro­si, nes­su­no di tali po­stu­la­ti ha rag­giun­to l´e­vi­den­za con una cer­ta sta­bi­li­tà di o­pi­nio­ni. Cioé a dire che nul­la è mu­ta­to nel­la vi­sio­ne quo­ti­dia­na, come pure nel­le peg­gio­ri a­bi­tu­di­ni dell´homo sa­piens. Di con­se­guen­za non sor­pren­de che lo at­ten­da­no le pro­ve mag­gio­ri, quel­le in gra­do di la­scia­re il se­gno !

Mi ri­farò, per sem­pli­ci­tà e in o­mag­gio alle ri­cer­che con­dot­te da al­tri, ad al­cu­ni bra­ni di siti che han­no pre­ce­du­to que­sto mo­men­to de­ci­si­vo. Quel­lo che pro­por­rò in ra­pi­da tra­du­zio­ne, in­tro­du­ce in modo pia­no l´idea d´in­sie­me, e pro­prio per que­sto di­stri­bu­i­to e ri­pro­dot­to in modo ca­u­to, qua­si si­len­te.
È tut­to ciò che si è po­tu­to de­dur­re, per pro­va­re a mala pena e in modo in­de­fi­ni­to, an­cor­ché va­le­vo­le, quan­to af­fer­ma­no le Scrit­tu­re. In bu­o­na so­stan­za, qua­si nes­su­na pro­va de­fi­ni­ti­va è sta­ta pos­si­bi­le pri­ma del ma­tu­ra­re dei tem­pi.

Que­ste in­for­ma­zio­ni han­no fat­to il giro del mon­do sin dal­la Ri­for­ma pro­te­stan­te i­ni­zia­ta nel 1517. In re­al­tà, pro­ba­bil­mente era già sta­to di­stri­bu­i­to da mol­to pri­ma.
Que­sto par­ti­co­la­re li­bret­to fu ot­te­nu­to dal­la Whiteout Press nel 1993. Fu stam­pa­to e di­stri­bu­i­to a­no­ni­ma­men­te con una pic­co­la se­zio­ne per at­ti­vi­sti e cre­den­ti lo­ca­li, in­di­pen­den­te­men­te dal­la loro ap­par­te­nen­za re­li­gio­sa…
La cre­den­za che il Papa del­la Chie­sa cat­to­li­ca sia l'an­ti­Cri­sto è vec­chia quan­to la stes­sa Bib­bia.
Te­o­lo­gi­camente, è tutt´ora la con­vin­zio­ne di mi­lio­ni di pro­te­stan­ti di tut­to il mon­do. Per la sua im­por­tan­za sto­ri­ca, ec­co­vi l'o­pu­sco­lo ef­fet­ti­vo da par­te di co­lo­ro che cre­do­no che il Papa sia dav­ve­ro l'an­ti­Cri­sto.
Nel li­bro del­l'A­po­ca­lis­se, la for­mu­la­zio­ne di al­cu­ne scrit­tu­re può con­fon­de­re. Tal­vol­ta Gio­van­ni pare ri­trar­re la Be­stia come un sin­go­lo in­di­vi­duo, al­tre vol­te co­me un gi­gan­te mon­dia­le cor­rot­to e ma­li­gno, si­ste­ma e­co­no­mi­co, po­li­ti­co, so­cia­le e re­li­gio­so – il Nu­o­vo Or­di­ne Mon­dia­le, al­tri­men­ti noto nei tem­pi an­ti­chi come 'La Gran­de Ba­bi­lo­nia'.
Po­i­ché la Chie­sa cat­to­li­ca è la re­li­gio­ne più dif­fu­sa sul­la Ter­ra, è for­se con­trad­dit­to­rio che sia in qual­che modo le­ga­ta a que­sto Nu­o­vo Or­di­ne Mon­dia­le, o 'The Great Bab­ylon'? Nell´A­po­ca­lis­se 17:07 si dice che una don­na, la me­re­tri­ce o put­ta­na, sarà tra­sci­na­ta alla Be­stia.
È con­vin­zio­ne di mol­ti che que­sta ‘me­re­tri­ce o put­ta­na’ sia un ap­pel­la­ti­vo em­ble­ma­ti­co del­la Chie­sa cat­to­li­ca. Per­tan­to, af­fin­ché la pro­fe­zia sia sod­di­sfat­ta, la Chie­sa cat­to­li­ca si im­pegnerà per una po­si­zio­ne di ver­ti­ce in que­sta tra­ma e ver­rà u­sa­ta per a­iu­ta­re a gui­da­re la gen­te sot­to il do­mi­nio del Nu­o­vo Or­di­ne Mon­dia­le e alla loro ac­cet­ta­zio­ne del 'mar­chio del­la be­stia' sa­ta­ni­co.
In A­po­ca­lis­se 13:18, si leg­ge ri­guar­do a quel mi­ste­rio­so nu­me­ro 666:
«Qua sta la sa­pien­za.
Chi pos­sie­de in­ten­di­men­to
cal­co­li il nu­me­ro del­la Be­stia,
per­ché è il nu­me­ro di un uomo, e
il nu­me­ro è se­i­cen­tosessantasei.»

Si noti l´af­fer­ma­zio­ne che il nu­me­ro 666 non è il 'mar­chio' ef­fet­ti­vo di det­to si­ste­ma mon­dia­le be­stia­le. al con­tra­rio, esso è il 'nu­me­ro di un uomo' in car­ne ed ossa! Chi è que­st'uomo e come pos­sia­mo sco­prir­lo? Nel tre­di­ce­si­mo ca­pi­to­lo del­l'A­po­ca­lis­se non­ché al set­ti­mo ca­pi­to­lo di Da­nie­le, que­st'uomo do­ve­va ve­ni­re dal pic­co­lo cor­no (sim­bo­li­co del­la re­li­gio­ne) e sa­reb­be sta­to la voce pri­ma­ria ed il po­te­re che da essa de­ri­va.
Se la Chie­sa cat­to­li­ca, la più dif­fu­sa re­li­gio­ne nel mon­do, è par­te­ci­pe con­sen­zien­te alla cre­a­zio­ne del Nu­o­vo Or­di­ne Mon­dia­le, ne de­ri­va che sia il Papa, ov­ve­ro il capo del­la Chie­sa, ad a­dem­pie­re a que­sta pro­fe­zia ri­guar­do a chi è l'uomo. Ma que­sto la­scia a­per­to l´in­ter­ro­ga­ti­vo di come as­so­ciar­lo al nu­me­ro 666.

L'in­di­zio è in A­po­ca­lis­se 13:17.
Esso af­fer­ma che il nu­me­ro de­ri­va dal suo nome. Dopo qual­che ri­cer­ca, tro­via­mo che que­sto è sta­to sot­to­li­ne­a­to fin dal lon­ta­no 1612 in un li­bro in­ti­to­la­to 'An­ti­cri­sto Ro­ma­no' di An­dreas Helwig. Egli spie­ga che il ti­to­lo del Papa, VI­CA­RIUS FI­LII DEI ap­pa­re sul­la tia­ra o la mi­tra pa­pa­le e si­gni­fi­ca let­te­ral­mente 'Dio stes­so in­car­na­to' (in re­al­tà sta­reb­be a si­gni­fi­ca­re ‘Vi­ca­rio del Fi­glio di Dio’ ndt ).

A dif­fe­ren­za de­gli E­brei e Gre­ci, i Ro­ma­ni non u­sa­va­no tut­te le let­te­re del loro al­fa­be­to come nu­me­ri.

E­ra­no u­sa­te solo set­te let­te­re: M=1000, D=500, C=100, L=50, X=10, V[­/U]=5 ed  I=1.

Se le ap­pli­chiamo al ti­to­lo del Papa - Vi­ca­rius Fi­lii Dei - sco­priamo il ri­sul­ta­to se­guen­te:
V = 5
I = 1
C = 100
A = 0
R = 0
I = 1
U = 5
S = 0
F = 0
I = 1
L = 50
I = 1
I = 1
D = 500
E = 0
I = 1
Tot.112Tot:53Tot:501
i va­lo­ri numerici di ogni let­te­ra sommati × ogni pa­ro­la: 112 +53 +501
 = 666
'il Nu­me­ro del­la Be­stia' è ‘Il numero d´uomo’ - il Papa !
Di­sclaimer:  
Que­sto o­pu­sco­lo è ri­pro­dot­to solo per il suo va­lo­re sto­ri­co.
Chri­stian Dating Ser­vi­ce 

A­na­li­si in­tro­dut­ti­va i­nec­ce­pi­bi­le, ben­ché la Scrit­tu­ra non af­fer­mi che “il nu­me­ro de­ri­va dal suo nome”, ma tutt´al più che dal nome lo si può dedurre. Sem­mai vale il con­tra­rio, cioè il nome è co­stru­i­to su un´u­ni­ca base nu­me­ri­ca pre­e­si­sten­te e non lo­ca­le; ma po­co im­por­ta: si trat­ta di una sug­ge­stio­ne con­fu­sio­na­le  com­pren­si­bi­le, giac­ché in­du­ce a far sor­ti­re quel nu­me­ro - reso sug­ge­sti­vo dai se­co­li e da­gli in­cen­si - da un nome già noto (che investe il pro­ces­so in­ver­so), sen­za mi­ni­ma­men­te so­spettarne le ra­di­ci so­stan­zia­li, che andremo a sco­prire.

Una scrit­ta in la­ti­no, scandita con le re­go­le di quell´al­fa­be­to; se­non­ché allo sta­dio sto­ri­co at­tua­le, ov­ve­ro­sia l´u­ni­co pre­scrit­to, il lin­guag­gio che con­ta è ben di­ver­so, e lo ve­dre­mo sen­za la­scia­re dub­bi.
Sarà co­mun­que mo­ti­vo di am­mi­ra­to stu­po­re, con­si­de­ra­re come ogni e­po­ca ab­bia po­tu­to a­ve­re un pro­prio ri­scon­tro im­pe­ra­ti­vo e co­e­ren­te a quan­to an­nun­cia­to in A­po­ca­lis­se.
Che fos­se la Chie­sa stes­sa ad in­car­na­re l´an­ti­Cri­sto, con­si­de­ra­ta la sua con­dot­ta nei se­co­li, non era cer­to dif­fi­ci­le da in­qua­dra­re; e solo un´in­ti­ma ri­cer­ca in­di­vi­dua­le dell´Es­se­re Su­pre­mo - a­hi­mé, per suo tra­mi­te e fil­tro de­for­man­te! - po­te­va ot­te­ne­brarne la lu­ci­da pre­sa di co­scien­za pres­so qual­che san­ta in­di­vi­dua­li­tà, come an­co­ra si sta per­pe­tuan­do.

In ogni caso, più o meno ap­prez­za­bi­le che sia la so­lu­zio­ne trat­teg­gia­ta a quel ver­set­to car­di­ne [13:18], man­ca an­co­ra la chia­ve di vol­ta, l´ul­ti­ma tes­se­ra di un mo­sa­i­co com­po­sto da mil­len­ni nel­la Ri­ve­la­zio­ne e ri­e­vo­ca­to da mol­ti­pli­ca­te fa­ti­che, i­spi­ra­zio­ni ed in­nu­me­re­vo­li tri­bo­li; ma che at­tie­ne solo al­l´ul­ti­mo atto dell´o­pe­ra, giun­ta oggi a con­clu­sio­ne; e sarò io a dar­la, chiu­den­do a mia vol­ta sul­la sce­na un cer­chio trac­cia­to tan­to tem­po fa.

Ma pro­cediamo per gradi.